E’ inutile, alcuni di voi vanno indottrinati. Vi mancano le basi teoriche, io l’ho sempre detto, quindi è giunto il momento di valutare con molta professionalità quali sono le leggi fisiche che regolano il mondo. A tale proposito oggi parlerò di una delle leggi più importanti di natura, che prende il nome da me, che sono uno dei suoi formalizzatori. Come tutte le leggi fisiche che si rispettino, anche questa può essere descritta da una formula.

Prima legge del Maestro

M <= 5 * F

Iph: Si vuole organizzare una gang bang (in effetti la prima legge del Maestro viene chiamata anche “la legge della Gang Bang“)
Th: Il numero di maschi (M) che possono partecipare contemporaneamente deve essere minore o uguale al quintuplo del numero delle femmine (F).
Dimostrazione: come ben sappiamo gli orifizi violabili di una donna sono i seguenti: mani, ano, vagina, bocca, tette. A ben osservare i feticisti più incalliti potrebbero trovare altri orifizi nella testa, ma questi collidono con la bocca per senso di utilizzo e comunque non danno la stessa soddisfazione. Analogamente il feticismo coi piedi collide con l’utilizzo dei due orifizi principali, rendendo qualsiasi atto molto più scoordinato. Tenendo invece i gomiti ben saldi ai fianchi è possibile far sì che tutti e sei gli orifizi descritti abbiano lo stesso senso di marcia.
Tuttavia l’utilizzo delle tette è incompattibile con quello delle mani in quanto dovrebbe essere il maschio stesso a convergere la massa del seno verso il centro, cosa inaccettabile, e oltretutto la postura a cavalcioni sulla donna diminuirebbe di molto la sua mobilità, causandone una notevole perdita di soddisfazione da parte degli altri 5. Ergo la soluzione migliore prevede un massimo di 5 maschi su una singola ragazza.

Corollario alla prima legge del Maestro
Iph: Si voglia organizzare una gang bang comprensiva di Spagnole.
Th: La legge del Maestro può essere ulteriormente limitata in M <= 3 * F
Dimostrazione: partendo dalla prima legge del Maestro, si può constatare che a fronte dell’utilizzo delle tette, si perde l’utilizzo di entrambe le mani e della testa, in quanto la pratica della Spagnola prevede anche che la femmina, oltre a condurre il suo corpo, guardi in faccia con sguardo porco il bersaglio di questa pratica, pronta a ricevere un facial.

Questo è quanto il Maestro ha formalizzato seguendo i consigli di illustri studiosi. Traetene eterno insegnamento.
Stay tuned!

Ebbene sì, è parecchio che non scrivo sul blog. Questo solo perchè ultimamente ci sono state tante cose, e non ho trovato tempo per il blog. A breve ci saranno GROSSISSIME novità, ma non vi voglio anticipare nulla perchè ancora nessuno ne sa nulla. Cioè, qualcuno sì, ma non tra gli amici, diciamo, almeno non tra tutti.
Per non dare l’idea che il blog sia morto, riporto alcune poesie ermetiche dedicate al mio attuale lavoro e che avevo lasciato su facebook. Per tutto il resto… attendete fiduciosi, i mesi devono ancora passare prima di avere notizie.

Il lavoro
Si sta come in autunno
sul viale tra le troie

La retribuita
Ognun sta seduto sulla tazza del cesso
col capo che gli rompe i maroni
ed è subito merda

Librerie sviluppate
“Di che librerie siete, bastardi?”
Telefonata incazzata nella azienda
Bug appena trovato
…nell’ambiente del cliente
e involontariamente rigirato
all’uomo scazzato del Technical Service
che bestemmia.
“Bastardi!”

Ai crash di Visual Studio
E come potevamo non bestemmiare
con il bug straniero dentro il CAB
tra i morti abbandonati del Technical Service
…con la virtual machine che s’impalla,
al lamento del team leader, all’urlo
del boss e all’incazzatura della Leader
che ti impala in sala Ligabue a -3?
Ai crash di Visual Studio, per scazzo,
anche lo sviluppatore smadonna:
e si ingozza di focaccia al primo evento

Stay tuned!

Questa settimana tre uscite. Due ottime, una irrimediabilmente scadente. Ovviamente mi soffermerò principalmente sulle due ben riuscite, non disdegnando di spendere due parole anche sulla catastrofe. La prima uscita di successo è stata martedì: nessuno aveva nulla da fare così io, Sergione e Gigi, cioè tre NON GENOVESI, ci siamo trovati alla sede lato mare dell’azienda e siamo andati verso il centro. A Brignole ci siamo fatti un giro per le vie centrali: Sergione era, come sempre, da sedare. Squadrava tutte le passanti e regalava perle commentando “quanto fossero sozze” le povere pulzelle. Insomma, in 20 minuti di camminata la sua famosa vena che dal cervello porta direttamente al cazzo si era gonfiata a dismisura.
Poi qualcuno suggerisce di andare al XO, un locale che fa aperitivi e buffet che si trova in piazza della Vittoria, così torniamo indietro e ci infiliamo dentro questo bar. Mentre Sergio studiava la situazione, prima ancora di ordinare da bere, partiamo col primo giro a buffet. Mentre stiamo servendoci mi arriva la telefonata di qualcuno, in inglese, che mi chiede qualcosa (ogni tanto arrivano chiamate da parte di aziende estere). Purtroppo un pò per il casino, un pò per l’inglese, non ero in grado di rispondere così ho chiesto se per favore l’interlocutore poteva richiamarmi l’indomani… non ha più chiamato!
Nel mentre i miei due compagni si erano seduti, in posizione strategica, e avevano già studiato il campo di battaglia. Il lato migliore prevedeva due tavolate: la prima di sole ragazze, tutte giovani, che stavano festeggiando qualcosa. Il nostro esperto ne aveva già addocchiate un paio che lui stesso definiva “zozze” (marchio di qualità). La seconda era un’altra tavolata con festeggiamenti, ma qui si avevano donne più mature e ragazzine. Tra queste il nostro esperto ha individuato una signora sulla trentina che però vestiva in minigonna e abiti porci (”quella non disdegnerebbe il…“) e la under 18, già maiala in volto.
Inoltre dietro di noi c’era una coppia di trombamici, una ragazza e un ragazzo, che parlavano di sesso. La tizia deve avere anche fatto il gesto sconsiderato di alzarsi mostrando le mutande al nostro esperto e avergli messo il culo in faccia mentre si aggiustava i pantaloni, facendogli dilatare in maniera totale la vena di cui sopra. Invece, per la gioia di grandi e piccini, la cameriera del locale aveva due bombe da disarmo, che oscurava tutto il resto del corpo. Alle 20.30 ci contatta una nostra amica che accetta l’invito a passare il resto della serata con noi. Dal suo arrivo il tono dei discorsi si è mantenuto dignitoso e la serata è continuata nella tranquillità. Verso le 22.30-23 siamo usciti e la nostra amica, una autoctona genovese che ci aveva sentito parlar male dei genovesi per buona parte della serata, forse in un momento di orgoglio cittadino, ci ha portato a vedere la città in un posto caratteristico, molto molto carino.

Da lì abbiamo fatto tappa ad un bar dove fanno la granita siciliana, che però ha preso solo lei, mentre noi ci siamo presi il gelato. Dopo avere pagato io e Sergione siamo usciti mentre gli altri si son fermati a parlare con l’omino alla cassa. Figurarsi se noi due non ti finiamo ad attaccare discorso con un gruppetto di genovesi? I temi trattati sono stati: le ragazze di Genova che non la danno, i paesi del sud italia dai nomi strani tipo Bastardo (discussione degenerata sull’evento dell’arrivo del papa alla cittadina, che l’ha accolto con lo striscione “papa bastardo“), le seghe… Insomma, quando sono usciti gli altri due il gruppetto ci ha salutato con un “Ciao e… viva le seghe!!!” che ha lasciato un pò di stucco i nostri compagni.
Rientro a casa tranquillo… a dormire alle 2.20, sveglia il giorno dopo alle 6.40. Molto bene!!!
Ma la perla della settimana è stata la cena della Morte, quella di venerdì scorso per il compleanno del nostro collega Tanzini. Lì il gruppo della Morte, il G5 ora meglio noto come “Camera dei Lord“, era al completo. O meglio, non lo sarà mai del tutto senza il nostro ex collega Giambruno, ma diciamo che per chi si trovava a Genova quello era abbastanza buono.

La giornata è iniziata tranquilla, dopo la cena disastro di giovedì prima, quella di cui non vi parlerò. Due litri di vino e una sola portata a pranzo, tutti buoni e dolci, insomma, esco alle 17.45 per fare una capatina a casa visto che il ritrovo era alla Fiumara a Sampierdarena alle 19.45. Già ci si mettono i treni, ma niente di che, arrivo a casa alle 18.50. Cagata record, lavata di capelli, lenti e via, sono fuori in 20 minuti. Raggiungo la stazione e arrivo alla Fiumara esattamente all’orario stabilito. Qui ad aspettarmi c’erano Gigi e Fabrizio. Fabrizio inizia a caricarsi quando sbaglia il piano del parcheggio in cui ha lasciato la macchina: le bestemmie sono feroci ma singole, niente di importante. La prima meta era la classica piazza della Vittoria a incontrarsi con gli altri, ma… TA-DAN, sulla sopraelevata la fila. Fabrizio scatena la chain di bestemmie più dura e aggressiva che abbia sentito negli ultimi anni, poco meno di un minuto di sole bestemmie concatenate e assistite da colpi di palmo sul volante.
Arrivati nessuno si lamenta del ritardo: Sergione entra in macchina con noi (non era in Fiumara) che stava parlando con la sua ragazza. E’un attimo che noi partiamo a parlare di figa mentre lui è ancora al telefono. Tanzini infatti, nella macchina davanti, aveva portato 4 frigoriferi di sesso femminile con se, e si stava giudicando la possibilità di fotterli nel vero senso della parola. Detto questo, il viaggio prosegue tranquillo almeno fino a che, in una strada dalla pendenza insostenibile, Tanzini sgomma e sorpassa una macchina lasciandoci indietro. Fabrizio parte a bestemmiare e a giurare che l’avrebbe preso a calci una volta uscito, cosa che purtroppo non ha fatto. La cena a tema, “La Cena degli Asburgo“, era al Ristorante Montallegro. Noi ovviamente siamo stati delle bestie, prendendo per il culo i due ballerini professionisti, ma soprattutto facendo e dicendo porcate. Fabrizio si è distinto tra tutti. Lo ricorderemo mentre parla e, in 1/24esimo di secondo (un fotogramma), rutta e sbuffa addosso a quella che aveva vicino (purtroppo ha visto solo Sergione), e per numerose frasi tipo “ho le doglie” (riferito al gas intestinale), oltre che per i suoi tre pezzi mimati migliori: fisting, pompino e inculata contornati da versi animaleschi.

Sergione invece ha quasi eseguito il repertorio di seduzione su una che gli faceva schifo. Lui e Tanzini si sono dati anche a danzare con la ballerina in mezzo alla sala, ma il meglio di Sergio ovviamente è legato al suo pensiero principale: la figa. Notevole la scena di una amica del Tanzini che ha detto alla sua amica, riferendosi al fatto che questa aveva assaggiato la Sambuca di Tanzini, “tu assaggi sempre quello degli altri”, e il chiaro doppio senso porno, involontario, ha dilatato la vena di Sergione che dal cranio porta direttamente al cazzo. Sembrava stesse per esplodere. Io ho fatto il mio solito show e la morale della serata è che abbiamo riso fino al mal di testa, ed è stata una serata geniale che ha spazzato via il malumore della serata precedente.
A proposito di quella precedente invece dico solo che è nata per iniziativa della nostra amica, la stessa che ci ha raggiunto martedì, ma è stata fallimentare perchè è sfociata in discussioni banali che però han generato reazioni sconvenienti protratte anche oltre quella discussione. Ma una serata può anche andare male, anche se bisogna domandarsi perchè. Comunque non dirò altro (anche perchè questo blog non è sicuro, visto che potrebbe leggerlo anche lei).
Per ora è abbastanza.

Stay tuned!

Non mi importa saper come mi vedon gli altri, l’importante è che io sappia in coscienza come sono
– Daniela

Mercoledì e giovedì difficili. Ebbene sì, con le dovute molle, legate al fatto che i genovesi sono genovesi e quindi un invito a una cena diventa una ragione di stato (ma non se ne vergognano? Ebbene NO), si partecipa solo se ci sono buonissime motivazioni, ma sia mercoledì che giovedì la serata è stata meritevole. Mercoledì infatti doveva essere una serata con gli ex colleghi dell’Elsag. Alla fine che erano in Elsag quando c’ero anche io c’erano solo 3 persone. Poche ma buone, anche se ammetto di non capire proprio come mai non ci fossero gli altri (forse il problema era stata la mancanza di un invito ufficiale, come ha detto qualcuna).
Comunque ore 19 incontro al bigo, a Porto Antico. Ovviamente siamo arrivati tutti in ritardo, ma un nostro ex collega si era portato dietro due suoi colleghi. Presentazione e aperitivo insieme. Poi siamo andati a intercettare l’ultimo elemento di quelli che dovevano venire, e da lì (eravamo in sei) alla pizzeria dove abbiamo mangiato. La serata è stata tranquilla: a parte l’aperitivo col Negroni lì vicino al bigo, la birra, i due ammazza caffè e tutto il cibo ingerito, i discorsi sono stati abbastanza soft, a parte l’aver rivelato ai “nuovi” che il loro collega predilige le donne piatte perchè hanno i capezzoli più sporgenti (cosa da dimostrare). Insomma, verso mezzanotte e mezzo eravamo a casa.

Il giorno dopo è stato più devastante. Sia perchè avevo dormito solo 4 ore, sia perchè ci son stati due pasti alcolici. Il primo venerdì (nonostante fosse giovedì) alcolico senza Marioara e la sera, con l’Armageddom. Intanto c’è da dire che c’è stata la sommossa: andatasene Mary, vedi post del 18 aprile, le è subentrata una cicciona antipatica che è in grado di causare la nausea ai clienti. Tale mammut di merda è stata insultata abbastanza direttamente da tutti i presenti al nostro tavolo per tutto il pranzo, poi, quando ce ne siamo andati (ehm… qualcuno ha dimenticato forse di pagare qualcosa?), io e Giambruno non abbiamo resistito, siamo tornati indietro e abbiamo fatto presente al proprietario la grande perdita derivata dalla scomparsa di Mary. Quello sconsolati ci ha subito detto che concordava, ma la parte più bella è stata quando ha detto “è stata colpa di mio padre, lui ha fatto il colloquio… provvederemo a farle venire tutte in bikini questa estate” e io ho risposto “Tutte meno la cicciona, lei copritela di più in estate!“.
La sera, alla cena dell’Armageddom da Pino, un ristorante dove si mangia e si beve in quantità, dovevamo essere solo sei maschietti, nonostante avessimo speso energie nel tentativo di invitare tutti. Invece si è presentata una ragazza. E’ stato il suo inferno!!! Tra doppi sensi, foto ambigue, insulti diretti anche a lei e qualsiasi tipo di volgarità, tra cui discussioni su lesbiche, squirting, golden shower e compagnia bella, siamo riusciti a traviarla al punto che a un certo punto, quando stavamo cercando di forzare uno di noi a fare un discorso, lei si gira verso di lui e gli intima “Fallo…“, poi ci pensa un attimo e aggiunge “… il discorso!!!“.
Ha retto per tutta la durata della cena anche se alla fine era visibilmente infastidita. Però noialtri, con tutto il baccano che abbiamo fatto, ci siamo divertiti molto.

Insomma, sono state due belle giornate. Adesso rimane solo da trasferirsi all’estero, e abbandonare l’attuale cliente.
Ma questo è il prossimo obiettivo.
Stay tuned!

Ultimamente capita di incontrare sempre più matti. Nella scorsa settimana giusto tre. Due lo stesso giorno, e sembra, da quello che mi ha detto una di queste tre persone, che avessero appena aperto i gabbioni. Ieri sera un’altro. Ma partiamo da zero. L’altro giorno ero uscito dal lavoro: giornata difficile, era martedì e dovevo andare a lezione di spagnolo. Salgo sul treno e, visto che i treni di Genova sono i più sporchi dell’universo (della serie che dormivo su quelli per Pisa, se ci provo qui mi sveglio con 3 malattie mortali, e molti di voi lettori già conoscono i treni per Pisa), rimango nell’intercapedine tra i due scompartimenti, contando sul fatto che dovevo fare tre fermate.
Ad un certo punto, prima che il treno partisse, ti esce una cicciona dallo scompartimento che sembra insultare uno. Non sono cazzi miei, sembra strana ma la gente a Genova litiga per piacere, quindi tutto normale. La tizia si mette lì e sembra parlare da sola: a Genova faccio fatica a trovarne uno nativo normale, quindi mi insospettisco ma niente più. Poi però, nel giro di pochi secondi, parte a sbraitare: forse l’amico immaginario l’aveva mandata in culo, non saprei, sta di fatto che non gli parla più e si rivolge a me. Maledetti bastardi di amici immaginari!!! Inizia a dirmi che lei non fa come i suoi amici pazzi, lei sa andare da… uhmmm… una località intorno a Pisa, ora non ricordo, fino qui a Genova anche da sola. Perchè lei è brava a chiedere informazioni (skill da non sottovalutare).
E che non va a mangiare alla mensa dei poveri, mica è come quello là (ce l’aveva con un malato di mente di cui, OVVIAMENTE, io non potevo sapere nulla, manco se esisteva davvero), che tra l’altro capisce tutto, è normale, eppure non fa niente di quello che faceva lei che invece fuori di testa la era davvero (ma non si dice che i malati di mente non ammettono mai di esserlo? O.o La nuova frontiera dei pazzi???). Poi mi vede che avevo il cellulare in mano (nemmeno ricordo perchè) e mi chiede di farglielo vedere. Io, attento che non lo sfiorasse nemmeno, glielo mostro. Lei mi dice che ne aveva già trovati due a Pisa per terra e specifica subito che mica li aveva rubati? Li aveva raccolti, li aveva spenti per non dover rispondere alle telefonate (del proprietario) e aveva buttato via la scheda. Insomma, tipico di una persona civile che trova in terra qualcosa di non suo.
Per fortuna è scesa a Principe, una fermata dopo. Secondo me faceva una fermata per volta, ma chissene.

La sera torno in autobus da Sampierdarena a Sestri Ponente. Sull’autobus trovo una nana che difficilmente avrei classificato come donna. Ammetto di avere pensato per un attimo che fosse la persona con cui si era incazzata l’altra. Sta qua era in piedi e raccontava la storia della sua vita. Ci ho messo un pò a capire che era una con problemi mentali. Diciamo che l’ho capito quando ha coinvolto una ragazza, che ha cercato di non considerarla, e questa gli ha messo la sua faccia a un centimetro da quella di lei, sembrava volesse baciarla. Stando in piedi ho fatto in modo di non cagarmela, fiero dei miei 40 centimetri di altezza in più. La tizia ha passato venti minuti a parlare della sua vita ma poi più nulla.
Ma la scena più bella l’abbiamo vissuta ieri sera usciti dal pub “La Gatta Buia” di Sarzana. Usciamo e sentiamo una musica assordante lungo tutta la via. Strano perchè la musica dentro i pub è abbastanza lieve, e comunque roba presa da Video Music o emittenti così. Camminiamo lungo la strada e troviamo un ragazzo NORMALE che parla con uno con un cappello da cowboy in testa. Adesso, anche io ho il cappello da cowboy in casa (a Sestri, tanto a Genova son tutti pazzi), ma questo, a detta del Ventu (io non ci ho fatto caso) vestiva con una calzamaglia “stile superpippo“. La discussione era abbastanza feroce, ma presto i due se ne vanno, e il cowboy entra in un palazzo. Intanto la musica fortissima giunge ad un punto critico di silenzio. Da niente si sente fortissimo, come se ci fosse davvero, la sirena di una nave, e una voce urla “Atensciooooooon“, e parte il più violento punzettamento della storia della disco-music.
Ragazzi, descriverlo non è lo stesso: c’era da morire dal ridere, contando che erano le 2 del mattino. Il cowboy si affaccia alla finestra e rimane lì con la musica assordante che si sente da due isolati. Il Grosso registra un pezzo dell’accaduto mentre Venturini, arrivato a casa, lascia questo post su Agorà, il forum di NGI. Da qui abbiamo scoperto quale è il pezzo che il tizio stava suonando rischiando di farmi morire soffocato istantaneamente. Ve lo ripropongo, anche se ne esistono versioni migliori. La parte interessante è al secondo 46esimo.

Siamo rimasti a ridere 5 minuti, affacciandoci sulla strada per vedere se lui stava ancora alla finestra. La musica a balla che non ne avete una idea. Una scena epica.
Ma ora… stay tuned!

Romania 2 - 0 Genova

Posted by: Il Maestro in Scampoli di vita No Comments »

La ex camerieraE’ stata una settimana un pò goliardica, in effetti. Soprattutto il mercoledì e il venerdì. Dovrei dilungarmi su tante cose anche del mercoledì, ma credo sia più interessante soffermarmi sul venerdì, perchè ho da dare il premio simpatia degli ultimi tempi alla nuova amica del gruppo di Genova (a fianco in una foto con me). Voi capite che sostenere la tesi di volere bruciare la città e poi dare il premio simpatia proprio in seno (ehm… non quello che state pensando) a Genova potrebbe suonare un pò un controsenso. Ma invece no, non è così: la ragazza in questione trattasi di una Rumena che vive in Val di Vara. Niente di lei è infetto dal virus dei Genovesi… e si vede.
Potrei in effetti colpire ancora i genovesi sottolineando come, fino ad adesso, la maggior parte delle persone (di ambo i sessi) conosciute e simpatiche provengano da luoghi di gran lunga lontani da Genova, ma ormai ho perso la speranza: sono così. Si fa prima ad abbandonare la città che non a far loro capire. Il fuoco purificatore è ancora una idea, ma vivere l’esperienza Genovese è come stare all’inferno, sapendo però che prima o poi te ne potrai andare. E come l’inferno, è giusto che rimanga a imperitura memoria di quanto si può vivere male in un posto… inoltre giocare la mia esistenza per un’azione di terrorismo votata alla strage… non ne vale la pena. Certo, fossi un Dio buono e misericordioso, avrei già spazzato via Genova, donne e bambini nativi inclusi.

Dicevo, si vede da cosa? Beh, vi illustrerò brevemente come è nata l’amicizia con noi altri. L’agriturismo è uno dei DUE posti dove si mangia decentemente senza perdere lo stipendio che si possono raggiungere facilmente dalla sede del cliente presso cui lavoro. I primi tempi ci andavo spesso con un mio nuovo collega e una sua amica, ma ultimamente la meta è abitudinaria perchè sede di quello che il gruppo di colleghi con cui vado chiama il “G7″ (il numero varia), che è il pranzo alcolico che una volta a settimana, il venerdì, siamo soliti consumare qui dentro. Questo vuol dire che in 6 (ultimamente siamo in 6, quindi dovrei dire G6) beviamo sui 3 litri di vino, mangiando come porcelli, e poi a “lavorare” tutto il pomeriggio. Questo torna anche abbastanza bene perchè tanto il rilascio lo facciamo venerdì mattina, e comunque mezzo litro di vino assieme a due piatti gonfi di cibo non ci scombussola più di tanto.
Lei era la cameriera. Le cameriere in genere vedono male un gruppo casinista di 6 persone moleste e avvinazzate. Lei invece stava al gioco, ci prendeva in giro e per farlo faceva in modo di servirci sempre lei. Poi c’era questo piccolo dettaglio che era decisamente carina, quindi con un pò di alcool ci trovavamo in 6 a fare commenti da osteria quando magari era girata, o dietro il paravento. Dice di averli sentiti tutti, potrei avere dubbi, ma a volte eravamo così spudorati che gli intenti erano comunque chiari al 100%.
Così la settimana scorsa (venerdì 9) veniamo a sapere che questa sarebbe stata l’ultima settimana di lavoro. Tristezza! Uno di noi propone di fargli tutti assieme un regalo, e lo va a comprare. Intanto il tempo passa e giovedì io e un altro andiamo all’agriturismo per mangiare, qui c’è lei che, oltre ad essere scollatissima e ad essersi accucciata sotto il nostro tavolo per prendere le ordinazioni (Dio, ho provato a resistere, ma la radiografia è scattata involontariamente), ci fa sapere che il giorno dopo, quello che credevamo essere l’ultimo di lavoro, lei non sarebbe dovuta esserci ma che sarebbe venuta solo per noi.

E così ha fatto. Vestita di uno stile unico, ci ha degnato della sua presenza (con sommo stupero del tricheco neoassunto che non voleva credere di dovere segnalare un’insalata in più per lei… maledetto tricheco, nella tua indole genovese non puoi capire che il mondo è bello perchè ci sono persone come noi 6) sedendosi con noi, brindando, bevendo la sua parte di vino, resistendo alle nostre VAGHE allusioni di natura sessuale, provocandoci un pò e passando così due belle ore con noi. Ci ha dato tutti i riferimenti (che si era imboscato uno di noi… facendo scatenare l’inferno nel pomeriggio), è stata all’altezza della situazione e… beh, se penso a tutte le discriminazioni che abbiamo in Italia mi viene da pensare che se c’è qualcuno che dovremmo ghettizzare son proprio l’italiani del nord, e tenerci quelli del sud e gli stranieri. Altro che.
Stay tuned!

Qualche giorno fa nella mia azienda ho seguito un interessantissimo corso di public speaking. Era il giorno del rientro dalle vacanze, avevamo tutti (io, i colleghi, il capo, quelli dell’HR e chiunque fosse presente quel giorno) un sonno bestia ma alla fine è stato veramente utile. Sì perchè a un certo punto lo speaker ci ha tirato fuori una figura mitologica, un certo Popper, che non è una droga, ma un illustre studioso di comunicazione.
Ho fatto una breve ricerca e ho deciso di elencarvi alcuni dei suoi teoremi più famosi.

“Bisognerebbe andare a negoziare il significato di ogni parola” — Popper

“A volte è più comunicativo un dito nell’ano di cento milioni di parole” — Popper

“Per stemperare il clima teso di una presentazione è consigliabile ruttare forte prima di ogni altra parola” — Popper

“Interrompere una presentazione per gridare forte ‘chi ha scorreggiato??’ poi voltarsi, annusare e dire ’scusate, sono stato io!!!’ ridendo è visto come un gesto di affronto dalle popolazioni Bantù” — Popper

“Massaggiarsi i testicoli dopo che una persona del pubblico ha posto una domanda può essere visto come un segno di strafottenza. Ben diverso è però se alla fine, prima di dare la risposta, vi date uno strattone finale alle palle fino a farvi piangere” — Popper

“Fare l’elicottero con l’uccello è decisamente sconsigliato dinnanzia una platea maschile, espressamente consigliato se la platea è di sole femmine” — Popper

“La bestemmia viene considerata un affronto dalle platee credenti, ma è uno dei metodi più efficaci per scaricare la tensione durante una presentazione” — Popper

“Appoggiare i fogli del discorso su una propria erezione potrebbe essere visto come un tentativo di persuasione” — Popper

“In virtù della teoria che ‘alla terza sgrullata è sega’ ricordatevi sempre di spegnere i microfoni quando andate a pisciare, per evitare che il pubblico fraintenda” — Popper

“Dire ‘Minchia che bocce quella in prima fila! Mi fotterei anche la madre, nel dubbio’ a microfono aperto, può farvi perdere serietà davanti al pubblico” — Popper

“Infilare una foto di una playmate nelle slide può essere comunicativamente un grande errore. Tuttavia per salvare il salvabile è sufficiente esclamare ’scusate, mi è finita la foto di mia figlia tra le slide’ subito dopo avere proiettato la foto” — Popper

“Puntare il dito durante un discorso può essere un grande errore, se non dovete pronunciare la frase ‘guardate che puttanone quella!!!’ subito dopo” — Popper

“Dire ‘mi piscerò addosso’ mentre già lo state facendo non rientra nei casi delle profezie autoavveranti” — Popper

“La chiusura ‘E se vi va bene ok, altrimenti fottetevi’ è raramente accolta in maniera positiva” — Popper

“L’apertura ‘Il fatto di avere tradito ripetutamente mia moglie non deve farvi perdere fiducia in me’ difficilmente risulta rassicurante” — Popper

“Se l’audience è limitato a due o tre persone, è comunque sconsigliato svolgere il meeting in un gabinetto” — Popper

“Talvolta alcuni integralisti religiosi sentono il dovere di farsi esplodere vicino all’interlocutore se questo esegue almeno otto volte di fila un riepilogo di quanto è stato detto” — Popper

“Scambiare il Corano per un cd di canzoni Heavy Metal può indurre alcuni integralisti a volere la testa dei vostri familiari” — Popper

Stay tuned!

Travel in Germany

Posted by: Il Maestro in Scampoli di vita No Comments »

Ebbene sì, finalmente vi lascio qualche info sul mio viaggio in Germania. Intanto la premessa: a Malta avevo conosciuto un essere abbietto, che qui chiamerò Giusy Nipples, e un tedesco carismatico, che qui chiamerò Robert. Al che c’era sempre stata la voglia di reincontrarci tra di noi, e quindi, saltata la possibilità per l’Oktoberfest e bruciata ogni possibilità anche per l’ultimo dell’anno, finalmente questa volta, in concomitanza con le mie vacanze forzate, sono riuscito a concordare 4 giorni di viaggio: partenza il 27 marzo, rientro il 30.
Io e Giusy saremmo andati a stare da Robert, a Erding, un paesino a 40 Km dal centro di Monaco. Ora capiamoci, dovete tenere presente che la vacanza è durata 4 giorni di cui due di viaggio, ma è stata sicuramente migliore di altre vacanze durate più a lungo ma basate sul nulla.
Abbiamo ovviamente provato a coinvolgere altri soggetti conosciuti a Malta, ma inutilmente. Comunque questo non ci ha scoraggiato, anzi, diciamo che eravamo abbastanza consci di dover essere in due, ma abbiamo provato comunque perchè, come si suol dire, “ogni lasciata è persa“.

Insomma, il 27 sveglia alle 6 del mattino per prendere il treno delle 7 da Sarzana per Milano. Il viaggio di andata è stato tranquillo, se lasciamo perdere che avevo due gran pezzi di femmine, di eta decisamente molto bassa, ma una delle due ha anche detto qualcosa che, se riferito a me, mi avrebbe anche costretto a saltarle addosso all’urlo di “ma allora ogni tanto la vita è come le trame dei porno!!!“. Purtroppo non avrò mai la possibilità di controllare quanto sia vero quello che ho percepito.
Alle 10.40 il treno perfettamente in orario è arrivato a Milano centrale. Scendo e mi dirigo alla metropolitana, prendo due biglietti (notare: urbani) e mi dirigo verso Gessate. Qui trovo Giusy Nipples che mi stava attendendo con un amico, al bar interno alla stazione della metropolitana. Usciamo e ci dirigiamo verso casa di Giusy, il quale preferiva mangiare qualcosa (notare che saranno state le 11.45 quando sono arrivato) prima di partire.
In casa di questo soggetto, nella sua camera, era stato messo un tavolo da biliardo quindi, essendo lui e la sua famiglia molto ospitali, tra una partita con i suoi amici e il pranzo si son fatte le 13.10. Ho avuto modo di rincontrare anche sua sorella, anche lei conosciuta a Malta. Insomma, poco dopo l’una partiamo in direzione Erding.

Vorrei subito dire che in due giorni non ho fatto molte foto, ma ho fatto tanti brevi filmati, che sto assemblando con enorme fatica, perchè le parti in italiano vanno sottotitolate. Il viaggio in macchina è stato decisamente lungo: 6 ore di macchina con 5 o 6 interruzioni di pochi minuti. Le cose accadute in questo viaggio sono state: prima ci siamo persi nel tentativo di fare un taglio a Affi per saltare 20 Km buoni di autostrada, o almeno così mi ha detto Giusy che conosceva la zona. Al secondo autogrill, molto vicino al confine, la gente ha iniziato a trattarci a merda. Giusy voleva uno Stickers e la commessa l’ha trattato come una merda solo perchè lui non riusciva a vederlo sugli scaffali. In Austria ci siamo dovuti fermare a comprare la Vignette, un bollino necessario per circolare in autostrada, ma l’abbiamo presa subito dopo il confine e così ci capivano benissimo anche in italiano.
Lo show è iniziato in Germania: Giusy doveva andare in bagno, e per fortuna abbiamo trovato una stazione di solo cesso. Ma la cosa buffa è che abbiamo fatto quasi tutto il viaggio convinti (io non molto a dire il vero) che “Ausfahrt” fosse una immensa città tedesca, perchè per più di 80 Km vedevamo cartelli autostradali che indicavano a destra con quella scritta. Poi abbiamo iniziato a sospettare fossero le stazioni di servizio, anche perchè Giusy aveva di nuovo bisogno di andare in bagno. Abbiamo scoperto solo alla fine che invece si trattava solo del cartello di uscita dall’autostrada, come ci ha confermato in seguito Robert.
Siamo arrivati al piazzale vicino casa del nostro amico alle 19.00, tra farci trovare e tutto un pò si son fatte le 19.30. Insomma, se contate che io son partito da Sarzana alle 7 si può dire che per me il viaggio sia durato 12 ore e mezzo.

La prima sera è stata abbastanza divertente. Intanto abbiamo conosciuto subito Meggy, Margit o Margaret che dir si voglia (anzi, alla fine, a causa di un misunderstanding, io la chiamavo pure Maybe), la ragazza di Robert, una simpaticissima tedescoide che aveva il solo problema di non voler parlare molto in lingue non tedescoidi. Tuttavia sapeva qualche parola (poche) in Italiano e sapeva abbastanza bene l’inglese, anche se ne dava prova prevalentemente quando era brilla. In casa con i due c’era un loro amico, Marcello o Marcel, un tipo simpatico ma che non ha speso molto tempo con noi, anche se il suo inglese era decisamente buono. La prima sera abbiamo mangiato in un ristorantino tipico. Ho scoperto che la cucina bavarese non è altro che una cucina basata su carne, molto simile a quella italiana, molto buona, la cui variante è costituita dai Knodel (canaderli) al pane o i Kartoffelnknodel, stessa cosa ma con le patate. Quelli al pane sono come palle di pane abbastanza insapore che io usavo col sugo della carne a cui erano associati (carne di porco o di mucca, tipicamente arrostita). Insomma, cena bavarese, due birre a testa o lo shot di superalcolico alla goccia.
Dopo siamo finiti all’Irish Pub, e qui lo show è iniziato. Prima di tutto eravamo un pò brilli, e credo che una cameriera, che chiameremo Y anche perchè sembrava un pò un omo (gene Y), mi ha sentito a dire che l’altra cameriera, Anna, che io chiamiamo scherzosamente Anal, aveva bisogno della chirurgia plastica alle tette (perchè era un pò piattina). Poi Meggy, avendo bevuto un pò, si è iniziata a lanciare in discussioni “filosofiche” in inglese (compresa una lunga dissertazione sulle dimensioni delle tette). Giusy Nipples ha attaccato bottone con una tizia che stava là per i fatti suoi a bere. Poi mi sono introdotto nella discussione: rimarrà in dubbio se la tizia capiva l’Italiano o no, perchè in realtà rispondeva a tutto, ma forse eravamo così brilli da non capire che rispondeva sempre e solo “no“. Giusy Nipples ha anche attaccato bottone con un/una arabica, ma io non l’ho visto e lui non lo ricordava (lo ricordava solo Robert). Infine, prima di chiudere la serata, abbiamo conosciuto un pò Anal, questa cameriera 19enne che ha già girato mezza Europa, che sapeva Tedesco madrelingua, Inglese perfettamente, Italiano lo capiva perfettamente e lo parlava con un pò di difficoltà, ma bene, inoltre sapeva anche il latino. Studiava biologia per poi fare medicina all’università.
Saliti al piano di sopra baci e abbracci a Meggy, saluti a Robert e Marcel e poi a dormire, su un divano letto enorme, io e Giusy. Ma il sonno, nonostante l’alcool, è durato poco: dalle 4 alle 8.30, poi un pò per l’insonnia, un pò per l’alcool, un pò per la luce dalle finestre non copribili, mi sono svegliato. Doccia e preparativi vari, colazione (leggera per me, pesantina per gli altri) e poi via, verso Monaco.

A Monaco abbiamo visto la parte centrale, a partire da Marienplatz, fermata e piazza centrale di Monaco. Inutile spiegarvi il giretto fatto, ma abbiamo visto l’Isar, il fiume che passa per Monaco, e la Deutsches Museum, anche se da fuori. E altri posti tipici. Questo intervallato con un pranzo in uno dei ristoranti (bavaresi) tipici della città, che ovviamente ci è stato suggerito da Robert. Sempre roba di carne, sempre un paio di birre di accompagnamento. A termine del giro, la sera verso le 18, siamo tornati in Marienplatz perchè Giusy voleva una birra, e siamo andati nel secondo ristorante tipicamente bavarese. Qualche foto, un paio di birre, Meggy che è rientrata nel ruolo di persona che parla l’inglese, e via, verso casa. La cena della domenica l’abbiamo consumata nell’Irish pub sotto casa di Robert, perchè a parte il sabato gli altri giorni c’è un suo amico come cuoco, quindi si mangia abbastanza bene. Una cosa veloce, quei piatti tipo chicken nuggets, patate, insomma, niente di sorprendente. Il cuoco ci ha anche dato uno stuzzicadente e… ebbene sì, loro la spacciano per salsa Irlandese, ma era molto simile allo stuzzichino del Plaza, piccante da morì che ho provato solo io e Giusy, gli altri erano al corrente dei fatti.
Serata a parlare col cuoco, anche lui abbastanza preparato in italiano e inglese, un tizio e soprattutto Anal, con cui mi sono intrattenuto fino a dopo l’ora di chiusura. Da notare che Robert, Meggy e Marcello se ne sono andati presto perchè l’indomani dovevano andare al lavoro. Noi vacanzieri invece siamo tornati a bere fino a che ci era possibile, ho chiuso la serata con un 5 o 6 pinte di birra, tra le due del pasto e le tre del dopo pasto. Purtroppo dalla sera prima credevo di avere perso la macchinetta da guerra (il mattino dopo l’ho ritrovata in un punto impossibile della valigia, ancora adesso mi chiedo come sia finita là), quindi non mi è stato possibile fare la foto finale con Anal, che comunque è una ragazza che merita il massimo rispetto, nonostante le tette poco gonfie.
La notte è stata come tutte le altre, non molto comoda in cima a quel divanone, ma per tre notti è stato fin troppo, se contiamo che il 90% delle spese affrontate le ha pagate Robert, dicendo che eravamo suoi ospiti e doveva offrire lui. L’ospitalità è stata impressionante, davvero. E il giorno dopo sveglia intorno alle 7.50, dopo essere andati a dormire verso le 2. Più o meno a quell’ora i movimenti dei nostri ospiti che andavano a lavorare mi han fatto svegliare.

Mi sono alzato verso le 8.30, mi son fatto la doccia interrotta come sempre da Giusy che matematicamente mi spodestava dal bagno per “motivi di forza maggiore“. Insomma, tra una storia e quell’altra siamo usciti verso le 11 per fare un giretto per Erding, piccola ma accogliente cittadina. Credo di averla fotografata in lungo e in largo. Poi siamo tornati indietro e siamo passati dal centro commerciale vicino a casa di Robert, il centro col cinema in cui eravamo arrivati la prima sera. Qui abbiamo preso caffè e cappuccino da Salvatore, un siciliano emigrato qui circa 18 anni fa. Infine siamo tornati a casa, ma qui ci aspettava la brutta notizia: Robert aveva avuto un imprevisto e doveva tornare al lavoro alle 14, così siamo rimasti io e Giusy da soli. Robert è tornato solo il tempo di pianificare con noi la nostra giornata (le alternative del giorno prima erano: monastero dove nella quaresima i monaci si nutrivano di birra, una birra forte e densa che li sfamava pure, oppure isolotto in un lago dove stava un castello dove abitavano alcuni re del passato). Siccome le due mete erano difficilmente raggiungibili, abbiamo optato per Schlosspark Nymphenburg, una residenza enorme con parco. Siamo partiti io e Giusy, treno S2 (il tram di superficie) fino al centro di Monaco e poi via, a piedi. Essendo partiti alle 14, ma essendo arrivati praticamente alle 15.45 a Monaco, abbiamo fatto una pausa alle 16.20 in un caffè/ristorante/pizzeria pseudoitaliano sulla strada per il pranzo. Qui c’è stato detto che a piedi ci volevano 20 minuti per la residenza. Usciti, dopo 40 minuti di cammino ci eravamo persi. La scena madre è stata un tizio che ci ha indicato una casa a 30 metri di distanza e ci ha detto: “La vedete la casa verde? Prendete la stradina a fianco sulla destra, scendete per il tunnel, poi a sinistra e siete arrivati“. Arriviamo alla casa verde e non c’era nessun passaggio a destra, ma c’era un’altra casa verde più avanti. Beh, morale della storia: il tunnel non è mai stato trovato. Per fortuna una vecchina ad un certo punto ci ha detto di seguire il corso d’acqua, e in effetti con le sue indicazioni siamo arrivati… alle 18. Da notare che la gente se ti vede una mappa in mano parte subito a chiederti se serve una mano (proprio come a Genova, seh seh).
Arrivati là Giusy ha sparato una pisciata nel palazzo, io ho fatto qualche foto tra cui una a una coppietta che mi ha chiesto di farne una con la loro reflex ultraequipaggiata (ammetto, ho valutato se sarei riuscito a scappare rubandogliela, ma con la buzza che ho…). E poi siamo tornati indietro, senza avere realmente visitato il palazzo, che comunque è enorme (provate a vedere il parco su googlemaps qui).
Poi siamo tornati abbastanza sfatti a casa, dove Robert ci aveva promesso, per scusarsi, una cena in un posticino (tipicamente bavarese, come al solito) caruccio e simpatico. In effetti la cena è stata eccellente, le cameriere erano simpatiche, stavano al gioco con le nostre pronunce filotedesche, ci han portato le solite due o tre birre, gli shottini di superalcolico, insomma, alla fine anche Meggy che era un pò influenzata, ha iniziato a parlare senza problemi (ci sono filmati, anche un pò volgari). Una serata divertente, finita come sempre all’Irish pub, ma stavolta Anal non c’era, purtroppo. C’era un’altra che, secondo me per errore, secondo Giusy apposta, ha cercato di fregarsi 10 euro in più.
Alla fine abbiamo salutato Meggy (molto affettuosa, quando beveva) e Marcello, e abbiamo passato l’ultima notte.

Il giorno dopo è stato un problema. Alle 10 eravamo pronti per partire, ma Robert non si faceva vedere. Ultima colazione da Salvatore, e poi abbiamo atteso Robert fino alle 11.10. Non volevamo andare via senza salutarlo, ma lui doveva essere a casa per le 10, solo che aveva avuto problemi. Insomma, alle 12 siamo partiti. Sole incredibile, almeno fino in Italia dove pioveva prima leggermente. Alle 13, in suolo ancora austriaco, abbiamo fatto pranzo (un panino e via), poi abbiamo cercato di farmi prendere il treno delle 19.05. Alle 18 eravamo a Gessate, di culo perchè c’era la più potente buffera vista, secchiate di pioggia con tanto di saette, ho perso un treno della metro perchè il biglietto che avevo fatto in centrale non era valido, essendo urbano (io non sapevo ce ne fossero di altri tipi), così ho dovuto rifarlo. In centrale due vecchi di merda mi han fatto perdere il treno anche perchè non sapevo che alle macchinette si potessero fare i biglietti anche per gli intercity. Ma… sorpresa: tutti i treni avevano un ritardo fino a 60 minuti perchè una saetta aveva mandato in culo l’impianto elettrico. Saltata la possibilità di beccare la coincidenza a Genova, mi son messo in pace sul mio treno delle 20.10 per la Spezia, che è partito alle 20.30 e è arrivato alle 23.40. Da lì la mamma mi ha portato fino a casa… dove sono arrivato alle 00.15.

Per essere stati due giorni, la vacanza ha meritato più di alcune vacanze di due settimane. Gran bella gita, bella davvero.
Questo è tutto. Stay tuned!

Premessa: ieri è uscito il volume 18 di Preacher. L’ultimo. E mi ha commosso, è praticamente geniale e chiude perfettamente la serie, con pure una o due bestemmie nemmeno tanto velate. Intanto, per chi volesse vedere come il Santo degli Assassini ammazza Dio lascio il seguente indirizzo e in special modo mi soffermerei su questa tavola, in cui Dio parla al Santo. Dio: “Hai macellato l’intera moltitudine [schiera]… ?“, Santo: “Folli a mettersi sulla mia strada“. In terra le schiere angeliche completamente massacrate. Pensare che il Santo è stato messo tra i migliori 79 protagonisti malvagi. Non mi dilungo di più perchè parlai già qui del fumetto, volevo solo dire che il finale tiene testa a tutto il resto.

Questo weekend io e il mio tirapiedi preferito, il Cicci, abbiamo visto New Moon. Trattasi del secondo film della saga di Twilight, romanzo molto in voga tra il pubblico di giovanissimi che letteralmente sbroccano per questa serie. Purtroppo non riesco a trovare il fantastico filmato con le parti della New Moon fan reaction, ovvero un filmato della gente che sbroccava a vedere il TRAILER di new moon. Vi parlai del primo film della serie qui, la storia del secondo ve la spiegherò per bene.

Trama: Bella invecchia, e diventa una topa da paura con una leggera disfunzione al cervello che le impedisce di capire come si allacciano gli ultimi 5 bottoni della camicetta. Maledetta da questa necessità porca di dar quell’idea di “vedo/non vedo”inizia a sognarsi vecchia e con le tette decrepite, anche perchè passa l’età dell’arresto automatico diventando 18enne. Per la festa di compleanno va a casa della famiglia del suo fidanzato, tutti vampiri, e ha un attacco di mestruo fortissimo, al punto che gli esce sangue anche da un dito.
Arrapati come marinai detenuti da 10 anni che han passato il tempo a guardare giornalini porno ma si sono inflitti la pena di non potersi fiondare di pippe, tutti gli appartenenti alla famiglia di vampiri diventano matti all’odore del sangue, e uno di loro decide bene di avventarsi su Bella, non si sa bene se per profanarle l’orifizio o per suggerle la ferita. Interviene Edwardocomecazzosichiama colpendo Bella sullo sterno e facendole fare un volo di qualche metro, a cui è conseguita una ferita a un braccio che spruzzava sangue come una fontana (picco del film, vedere malmenata quella zoccola), e frapponendosi così al vampiro che se la voleva zuppare.
La pericolosità della famiglia costring Edward ad abbandonare Bella e partire con tutta la famiglia. Questa ne rimane scossa, rimane catatonica davanti alla finestra per tre mesi, poi esce e cerca di chiavarsi il suo ex amico Jacob che si scoprirà essere un pervertito che andava in giro sempre seminudo, ma anche un uomo lupo. Che culo eh, la battona non ne becca mai uno normale.

La storia va avanti tranquilla per 3 minuti di film fino a che non ricompare una troia, chiamiamola Natasha (i nomi li sto tirando a caso, a parte Bella), quella che era scappata dal primo film, e il suo magnaccia che prova a massacrare Bella ma viene sbranato dai lupi. Natasha cerca di uccidere Bella, ma in realtà lo sceneggiatore se ne dimentica dopo un tentativo, perchè la trama muta e Bella, già volenterosa di chiavarsi il suo amico, cerca di fare cose pazze per attirare l’attenzione di Edward. Questo perchè il 75% del tempo che stavano in sieme sto frocio di un vampiro lo passava a dirle che l’avrebbe sempre protetta, e solo il 25 percento del tempo lo passava a chiavarla (notevole la scena in cui in classe, mentre guardavano una rappresentazione di Romeo e Giulietta, Bella tira un raspone a Edward).
Insomma, a un certo punto Bella si butta da una scogliera e arriva il suo amico uomo lupo, ogni scena sempre più muscoloso, a salvarla. La sorella veggente di Edward però vede Bella uccidersi e non immaginando il finale dà la ferale notizia a Edward stesso, che decide di andare in Italia a mostrarsi come vampiro per essere massacrato da una famiglia antica di vampiri che avevano come unica regola quella di non farsi vedere mai.

Bella viene intercettata da questa sorella veggente che la convince ad andare a salvare, in Italia, Edward. Lei ci pensa un ventesimo di secondo, si gira verso l’amico nerchiuto lupo e lo manda a cagare dicendogli che ce l’ha pure piccolo, poi vola in Italia, ruba una Porche, arriva alla città dove c’era Edward e lo salva all’ultimo. La famiglia di vampiri italiana però si scazza e malmena comunque Edward e poi decidono per la gang bang su Bella, ma la solita sorella veggente prevede che Bella diventerà un vampiro, e la scena si conclude con una gang bang sulla sorella veggente.
Tutti tornano a casa, Edward decide di vampirizzare Bella ma prima gli chiede 3 anni di tempo, perchè ancora ha le tette troppo piccole e fino ai 21 c’è speranza, meglio renderla immortale all’apice della dimensione e della marmoricità, pensa lui. Inoltre le chiede di sposarlo. Lei, facendogli il soffocone finale del film, risponde “Vah hene“. Titoli di coda…
FINE TRAMA

Ho poco tempo, quindi dirò solo due o tre cose. Il film FA CAGARE, la trama è banale e tirata per i capelli, è mieloso in maniera stupida, e mi viene da pensare male nei confronti delle nuove generazioni a vedere così tanti fan della sEga… ehm… sAga. Ma i dialoghi sono il meglio del peggio. Se togliete il verbo “proteggere” e tutte le declinazioni o parole che ne derivano, il film diventa non più lungo di 20 minuti.
Unico pregio è che Bella è passera e fiondabile come una qualsiasi pornoattrice di 18 anni, pollice dritto verso di lei… pollice dritto intendo secco secco nel culo, con stantuffamento a carico del destinatario.
Il film è una cagata pazzesca ma per correttezza ve ne lascio il trailer.

Siccome ho trovato un pseudotrailer dove c’è la scena centrale del film, quella che mi ha gasato, di Edward che gonfia Bella, vi metto anche quella anche se è interessante solo nei primi 40 secondi.

Stay tuned!

Andresti a vivere all’estero?” chiese dunque l’esaminatrice all’esaminanda. “No“, rispose quella, “perchè mi piace la mia città. Qui c’è il mare, i monti, i miei parenti e amici…
– “Living in Genova

Vorrei scrivere un libro su Genova e i suoi abitanti. Se lo scrivessi quella sarebbe la prima frase. Decontestualizzata è una frase forte, giusta. Parenti, amici, mare e monti, Genova sembra avere tutto per chi ci abita. A me i monti non piacciono, quindi io che vivo in una città di mare potrei dire la stessa cosa. Ma cosa non funziona in quella frase, allora? Che Genova è una casta, devi appartenerci da una vita per farne parte. Questo è il primo elemento importante.
Poi sentire parlare di amicizia ai genovesi mi fa venire la rogna nell’anima. Loro si definiscono “riservati“, in realtà fanno gruppo e definiscono le loro “migliori amicizie“, ma in qualche modo non sembrano fidarsi nemmeno tanto di loro. E ancora il concetto di casta ha la meglio: la loro apertura verso gli altri è minima, la fatica del prossimo a legare con qualcuno tremenda.
Inoltre non ho ancora trovato un genovese che sia 100% genovese disposto a muoversi. Questo ci sta anche ma… come puoi definire una città bella se non hai mai vissuto da nessuna altra parte? E’ come con gli spezzini: “c’è quell’angolo di Spezia che la sera è così suggestivo, è bellissimo, si vede il mare, la puzza di pesce, e poi ci ho chiavato coi sette nani, e la rava e la fava…“, diceva un tempo una rincoglionita. BRAVA dico io! Non sei mai stata da nessuna altra parte, come puoi dire che non ci siano posti che, dopo 25 anni, ti ispirano sentimenti forti?

Genova è come un paesello di 100 abitanti, solo che ne ha 600.000. La gente parlotta alle spalle, si fa i cazzi altrui, inventa, getta merda sugli altri, e questo in continuazione e senza limiti. Lo scopo non è danneggiare (o forse sì) ma è come una associazione a chi la spara più grossa. Ci sono dei modi di fare allarmanti, che sono profondamente radicati in tutti. Non mancano le persone socievoli, anche se sono nascoste per bene, ma anche le persone migliori hanno alcune delle negatività tipiche di questa massa di persone.
La mia città era lo stesso, nel senso che aveva altri lati negativi. Mi piace la mia città, questo non lo negherò mai, ma almeno finchè si può è bene vedere realtà diverse. Io ho apprezzato sotto molti aspetti i torinesi, i fiorentini, i viareggini, i toscani tutti, ma anche alcuni milanesi, i romani. Ho vissuto a Torino e a Genova, ma tornavo sempre a casa, proprio perchè ovviamente ho ancora cose che mi legano qui.
La settimana scorsa c’era la fiera delle nocciole, mi ha fatto rivivere i momenti in cui ero bambino. Le giostre sono come allora, se escludiamo una specie di autoscontro sull’acqua al posto della sala giochi. Poi banchetti, un mucchio di gente… bello, bello. Ma non faranno cose mirabolanti anche dalle altre parti? Magari non saranno evocative della mia infanzia, ma boh, nel senso, si puòà anche costruire altro, no?

Se a tutto ciò aggiungiamo che al lavoro sto perdendo tempo si arriva al punto critico: mi sono arrivate due proposte per l’estero. Una riguarda Alicante (Spagna), ma aveva carattere di urgenza e ho dovuto archiviarla. L’altra riguarda Bruxelles (Belgio), un lavoro per un senior software developer direttamente dalla Commissione Europea. Questo è un lavoro ottimissimo, ci piace ci piace, ma ha qualche punto oscuro. Purtroppo non mi posso dilungare oltre, devo uscire, inoltre avendo scritto questo post nel pomeriggio non mi ricordo cosa altro volevo dire.

Al limite mi spiegherò nei prossimi post. Stay tuned!