Qualcosa da dire su Amedeo, Pio, Fedez e il Politically Correct

Nelle ultime due settimane solo due notizie hanno raggiunto il mio me in cerca di isolamento da notizie fuffa. Fedez col suo monologo per il concerto del primo Maggio e il monologo “L’ironia salverà il mondo” del duo Pio e Amedeo durante la loro trasmissione “Felicissima sera”. Io penso che entrambi debbano essere accomunati perchè sono due posizioni interessanti.

Io approvo il discorso. E’ un discorso che ha decisamente senso. Quello su cui sono in disaccordo con Fedez è il palco. Il concerto del primo Maggio non è un palco per il DDL Zan, e in un certo senso quindi non lo è neppure per attaccare la Lega su questo tema. Tutto quello che dice è verissimo, non metto in dubbio la veridicità di quanto affermato, ma mi metto nei panni di uno possa sentire cose che non gli piacciono sul palco del concerto del primo Maggio. La festa del primo Maggio è di tutti, siamo in contrasto su tante cose in Italia, su ogni argomento, una volta che si può accomunare tutta l’Italia sui valori di una festa mi sembra un pò pretestuoso fare un cappello sulla festa e poi parlare di temi a piacere, per quanto giustissimi.

Detto questo se invece si sente la telefonata, il tema è andato su tutt’altri binari. Io riconosco una certa regolarità da parte della Rai nel dire che è scorretto far fare un attacco da parte di Fedez a alcuni esponenti politici che non hanno diritto di replica sullo stesso palco, nonostante Fedez aggiunga che altri artisti lo han fatto in passato (deh, oh, se si è commesso un errore in passato, ripeterlo non è mica d’obbligo). Però è ovvio che il sospetto ricada sul valore del contenuto, una difesa del DDL Zan e un attacco alla Lega, che domani potrebbe avere le mani sulla Rai.
Ovvio che poi, avendo la Rai ritrattato, non mi trovo dispiaciuto. Ovvio che le ragioni di Fedez hanno senso se il tema su cui doveva fare il discorso era “come vediamo il futuro”. Mi metto solo nei panni di un leghista che va al concerto del primo Maggio e sente qualcuno fare una tribuna politica contro le sue idee. Io, se succedesse l’opposto, un pò mi incazzerei.

Amedeo e Pio invece han fatto un monologo sull’esagerazione del politically correct. Purtroppo non lo trovo integrale da mettervi come riferimento, ma si soffermano sulle azioni invece che sulle parole, dicendo cose tipo che la parola “negro” non è da demonizzare, perchè la si può anche usare in contesti tipo “ehy negro, andiamoci a fare una pizza” mentre la parola “nero”, accettata, può essere usata per dire cose molto più discriminatorie. La stesso dicasi per “ebreo” usato come “tirchio” o “genovese”, dove i secondi non si lamentano mentre i primi sì.
Il discorso filerebbe, se non fosse sbagliato e stupido. Quello che in effetti manca a questo discorso è un pò di realismo e un pò di analisi storico sociale: a parte che dubito che voi vi rivolgiate ancora a un amico chiamandolo “negro”, ma “negro” e “ebreo” hanno un valore negativo in quanto sono parole che hanno avuto una connotazione storica, per questo le percepiamo come discriminatorie. I neri sono stati schiavizzati, segregati, resi vittime delle peggiori atrocità, e “negro” è il termine che veniva usato per riferirsi a loro, in tono dispregiativo. C’è una intera generazione che nemmeno capisce la differenza tra “negro” e “nero”, e io non la condanno, però dobbiamo cambiare questo aspetto della società, per questo è importante criminalizzare questo aspetto. Lo stesso vale per usare “ebreo” in tono negativo, quando questo è stato il punto di partenza per un genocidio perpetrato 80 anni fa: vendere gli ebrei come negativi. I genovesi sono felici di essere “parsimoniosi”, e nessuno li ha mai ghettizzati per questo. E questo spiega perchè nessuno si offende, tra i genovesi, se gli viene detto che “è genovese” per dire che è tirchio.

Infine, ragione per cui ho messo assieme questi due casi, c’è il discorso sull’omofobia: Amedeo cerca di rendere le vittime (gli omosessuali) carnefici dicendo che se la prendono, o addirittura che il gay pride è anacronistico perchè gli eterosessuali non scendono in piazza a dire “viva la figa”. Dall’altra parte abbiamo Fedez che fa di tutto per parlare del DDL Zan e condannare la Lega per le sue frase omofobe. Questo mi lascia un pò perplesso, perchè voglio dire… dove stiamo andando? Si può, in nome della carenza di rinnovamento, che ovviamente ha mosso il monologo di Pio e Amedeo, cercare di tornare nel medioevo? La società muta, e purtroppo ci sono persone che rimangono ancorate al passato, ma proprio quello dovremmo fare: aiutare chi non capisce a muoversi in una direzione e far progredire la nostra società. Una legge sulla omofobia e tutto quello che è nel DDL Zan è ancora più importante se la gente non capisce che dare del frocio a un omosessuale non è solo una battutina, a meno che non sia fatto in estrema confidenza, ma è una aggressione verbale.
I comici migliorano la loro comicità adattandola a una società che evolve, e qui si vede la differenza tra buoni e cattivi comici: se ti aspetti di fare la scenetta che inciampi sulla buccia di banana come si faceva nei peggiori cinepanettoni degli anni 80, e di portare così a casa la pagnotta, non hai capito nulla. La società ora non accetta più certi termini, ma ride di altre cose: sta a te comico cestinare ciò che oggi non fa più ridere e guardare avanti.

Tutti noi abbiamo amato i film di Bud Spencer e Terence Hill, ma erano di un’era diversa, una società diversa. Ora sono film “d’epoca”, e come tali dovrebbero essere visti, concordo nel ritenere stupide le polemiche su Via col vento o su Biancaneve, ma erano impermeati da concetti sessisti, che però a quell’epoca non urtavano nessuno, e facevano ridere.

Battute tipo “Ruspa, Galina, ruspa…” o il modo in cui si approcciavano alle donne ora è condannabile. Amedeo e Pio vogliono usare quei filoni comici per sempre, ignorando che adesso non fanno più ridere, e sono attaccabilissimi. Per cui Fedez, anche se fosse sta semplicemente un pò cavalcando il carro dei vincitori, ha l’approvazione di tutti. Piaccia o no, dice cose che la società dovrebbe apprezzare. E mamma Rai in questo è sempre stata un pò conservatrice. Ragione per cui, per chiudere questo post, vi lascio questa intervista agli Elio e le storie tese del 2013

Stay tuned!!!

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Perchè con Grillo l’Italia torna nel medioevo

Io credo sia giusto spendere qualche parola sul video di Grillo, nonostante tutti lo abbiano già fatto, e siano oratori migliori di me. Credo sia giusto perchè parlarne stabilisce anche la posizione di questo blog in materia. Credo che sia giusto che la società cambi, e l’unico modo è parlarne.

I fatti
Due anni fa Ciro Grillo, figlio diciottenne del famoso comico Beppe Grillo, si trova al Billionaire con 3 amici. Dopo serata i quattro rientrano nella casa in Sardegna del comico, assieme a due ragazze. Mentre una delle due ragazze va a dormire (ma inizialmente si era parlato di abusi anche su di lei, mentre dormiva), l’altra resta coi quattro ragazzi che la fanno bere e fanno cose che, otto giorni dopo, la ragazza denuncia come abusi sessuali.
Passano due anni in un rispettoso silenzio da parte di tutti, con solo qualche giornale locale che segue la vicenda. Pochi giorni fa Grillo se ne esce con un video sul suo blog dove riprende il discorso.

Il commento
Questo video è tremendo! E non perchè non sia comprensibile il dolore e lo stress di un padre. Non è di quello che si parla. Ma ci sono diversi punti da considerare. La doverosa premessa è che il figlio di Beppe Grillo è presunto innocente a meno che un giudice non si esprima altrimenti, ma anche la ragazza è possibile vittima fino al momento della sentenza.

Primo: il messaggio. Come potete ben sentire, tutto è mirato a screditare l’accusa. Solo che l’accusa è una ragazza che dice di avere subito un abuso sessuale, e le motivazioni per screditarla sono medievali: “perchè ha aspettato 8 giorni?“. Capiamoci, attaccare l’accusa vuol dire implicitamente cercare di far credere che la ragazza abbia mentito, aggiungendo ai problemi psicologici di dover denunciare un abuso (problemi che rientrano nella sfera sociale, perchè purtroppo la società giudica, ma anche in quella privata dell’elaborazione dell’abuso e della necessità di raccontarlo e renderlo pubblico) quelli di dover essere considerata una approfittatrice e una bugiarda. A tutto ciò si aggiunge che la visibilità di Beppe Grillo è decisamente smisurata in confronto a quella della ragazza, non permettendo un confronto o una replica, che probabilmente non verrebbe rilasciato comunque: una persona che è vittima di qualcosa, anche una ingiustizia più lieve, può semplicemente non volerne parlare: si pensi a un lutto, se qualcuno dice qualcosa a riguardo che meriterebbe una replica, chi ha subito il lutto potrebbe non aver voglia comunque di rispondere.

Ma poi la motivazione sarebbe che ha aspettato otto giorni? OTTO GIORNI??? Il tempo massimo per la denuncia di violenza è salito nel 2019 da 6 a 12 mesi. Perchè a undici mesi si può ancora denunciare? Perchè oggi ne sappiamo molto di più delle dinamiche personali della gente che subisce violenza, e sappiamo che rielaborarlo e decidersi a raccontarlo molte volte non è una cosa facile. E Beppe Grillo fa finta di ignorare questa cosa, di cui invece è perfettamente cosciente, puntandoci sopra la difesa mediatica del figlio. Aggiunge che il pomeriggio la ragazza è andata a fare kite surfing. Come se una ragazza che subisse un abuso la mattina, il pomeriggio si sentisse di andare a dire in giro “no guarda, devo disdire tutti i miei piani perchè ieri sono stata vittima di abusi“. Ovvio che c’è anche la possibilità di non dire nulla, ma il concetto non cambia: puoi non volere dare un segno che qualcosa non va, puoi non volere rovinare la vacanza, puoi pensare che magari va bene così…

Il messaggio che si legge in questo video è chiaro: cercare di rigirare la frittata dicendo che la vittima è il carnefice. Vi consiglio il video di Breaking Italy a riguardo, perchè tratta molto bene anche questo argomento. E ha ragione su una cosa: le violenze sessuali sono l’unico capo d’accusa in cui ancora si cerca di incolpare la vittima. E questo è un atteggiamento medievale in cui il sesso non deve essere rifiutato se può essere consenziente. Perchè pensateci: se un uomo eterosessuale dicesse di avere subito un abuso da un uomo omosessuale, secondo voi l’uomo omosessuale potrebbe dire “ma era solo un gioco, sono un diciottenne coglione che mentre parlavamo ho tirato fuori il pene“? Abbiamo un problema nel ritenere che un uomo e una donna possano non volere avere nulla di sessuale con uno specifico esemplare del sesso da cui sono attratti.

Secondo punto su cui soffermarci: le motivazioni del video. Perchè ora? Perchè dopo due anni? Perchè a breve i magistrati si pronunceranno, e decideranno se rinviare o no a giudizio il gruppo. Dobbiamo capire che l’argomento è delicato perchè dal punto di vista legale, fino a che una sentenza non è emessa, effettivamente il figlio di Grillo è innocente, e nessuno può dire il contrario. Ci mancherebbe che qualunque ragazza denunci una persona di violenza sessuale abbia ragione a prescindere. Ma è compito della magistratura esprimersi a riguardo. Solo che Grillo è ben consapevole che ci sono due aspetti di un processo: quello puramente tecnico, su cui Grillo non può fare molto (raccogliere prove, sentire i testimoni…). Ma c’è anche un aspetto mediatico che, se da un lato può mettere pressione sul giudice e manovrare indirettamente un risultato, dall’altro può, qualunque sia il risultato del processo, alleggerire il peso sociale sul figlio.

Questo ha portato Grillo a fare questo video, e a farlo ora. E capiamoci, non è uno sfogo come lui cerca di farlo passare. C’è dietro una tecnica comunicativa, chi ha l’occhio più allenato del mio ci ha visto almeno un taglio, e si usa lo stesso approccio che Grillo ha usato in decine di altri video: urlare, sbattere le mani, parlare diretto al pubblico, pur essendo da solo. Inquadratura studiata. Parole studiate. E poi l’uso del suo blog, che ricordiamolo, è ancora il mezzo di comunicazione centrale del suo partito

Ci sarebbe da parlare del risvolto politico di tale video, e si potrebbe anche discutere se sia stata una mossa azzeccata o no, considerato che ha messo sotto i riflettori il caso del figlio che era praticamente stato dimenticato. Di sicuro nessuno dovrebbe parlare del caso in sè, visto che su quello bisognerebbe aspettare la magistratura, anche se lui proprio questo ha fatto. Rimane il fatto che il messaggio inviato è che ancora bisogna attaccare una donna che denuncia, rendendola la carnefice invece che la possibile vittima.
Stay tuned!

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Essere un Team Leader

Non sono mai stato eccessivamente attaccato ai soldi. Guadagno benino, ma aspiro anche a vivere bene. E ho un vantaggio: faccio un lavoro che mi piace. Ho iniziato a scrivere codice quando praticamente non sapevo scrivere, linguaggio basic, ho questo dominio da più di 10 anni e ancora arrivo a soluzioni ottimali prima degli altri, con mia enorme frustrazione, visto che poi spendi secoli a fare digerire la mia soluzione agli altri. Sono stato indottrinato ai principi agile secondo cui un team (di ingegneri) è composto da 4 o 5 sviluppatori, un team leader e un product owner: per me il team leader è solo un altro ruolo, non sopra agli sviluppatori, ma a lato.

Benchè nel mio team sia ancora il soggetto più esperto, in termini di anni di esperienza, non ho mai sottovalutato l’opinione di nessuno, nemmeno di chi riconosco non essere in gradi di capire di cosa parliamo. Il mio ruolo è di proteggere il team da noiosissime discussioni che ne rallenterebbero la produzione, e allo stesso tempo sono l’interfaccia tra chi decide cosa bisogna fare e il mio team quando siamo quelli che lo devono fare. Ciò non toglie che, nonostante la scarsissima quantità di tempo rimasta, io rimanga uno sviluppatore, e con tanti anni di esperienza, per giunta.

Non sono il capo, sono parte del team, e ammetto che in passato ho accettato soluzioni che ritenevo pessime (e su cui purtroppo ho anche avuto ragione) solo perchè la democrazia è un valore: se sono io a scegliere, come posso pretendere che il team si senta responsabile? Ah già, la responsabilità: non prendiamoci in giro, se io sono sempre in meeting, e l’azienda mi paga per questo, io non sono di sicuro responsabile per errori nel codice o per stime fatte male, o per chissà quale altra cosa non posso avere fatto io. Il mio compito è che nessuno possa incolpare i miei compagni di team, perchè la blame culture non serve a nulla, ma io come individuo sono responsabile solo del mio lavoro.
Poi è ovvio, è parte del mio ruolo concretizzare alcune cose che altrimenti resterebbero opinione del singolo: se uno è incapace, mi spiace dovervelo dire, ma è chiaro a tutti. Il mio compito è di discutere con lui come migliorare, o eventualmente trovare un modo di farlo andare via.

Purtroppo non so a che livello la gente sia ingenua su un ruolo o sia io ingenuo su un ruolo. Il mio modo di lavorare porta grandi frutti: nessuno è scontento, tutti cercano di dare il meglio, la gente si butta sui progetti perchè sa che se sbaglia nessuno lo stresserà, al peggio dovrà mettere a posto i suoi errori. Sono motivati. Tutti, anche il ragazzo junior appena arrivato a Settembre. Ma molta gente che ho incontrato in passato aveva brama del ruolo di team leader, sostanzialmente per due motivi: sete di potere o sete di soldi.

Sete di potere perchè c’è questa idea che se sei team leader puoi fare quello che vuoi, e i tuoi schiavi devono stare zitti. Oh quante persone come queste ho visto in vita mia: in Italia era quasi lo standard, in Francia ho avuto un caso così, ma più che voler manifestare il proprio potere, quel capo voleva manifestare l’inferiorità di chiunque non parlasse francese. Tipico, quasi un clichè. A Londra mi sono capitati due o tre team leader a posto, ma ho anche avuto il tizio venuto da studi dubbi e da esperienze da manovale che, con in tasca un corso di 3 giorni di perfezionamento, è stato messo (Dio solo sa seguendo quale principio) a capo di un team di ingegneri e ha pensato bene di sfogare le sue frustrazioni imponendo regole assurde, facendo disciminazioni e agevolando guarda caso chi piaceva a lui, senza nemmeno nasconderlo. Diceva proprio chiaramente “io faccio come voglio“, almeno fino a che non ho predetto il totale fallimento davanti al suo capo, e questo si è avverato. Lì è stato spezzato in due, ma solo per pochi mesi, poi il suo capo è cambiato e lui ha ripreso a fare come voleva. Inutile dire che non sapeva nulla di cosa facevamo, e pubblicamente l’azienda diceva che era quello il motivo per la scelta di quei capi: l’ignoranza sul lavoro, la loro purezza sul management teorico.

Sete di soldi perchè c’è il fraintendimento che un leader debba prendere più degli altri suoi membri. Ora, anche ammesso che team leader (ma anche manager) sia una promozione, perchè in effetti i cambi di posizione sono anche un modo per migliorare il proprio salario, mi domando: ammettendo che il salario faccia un salto di 10.000 o 20.000 sterline, in quanto consiste in termini di anzianità? Perchè c’è gente che prende comodi 80.000 sterline a meno di 30 anni, anche senza promozione prenderanno 90.000 a 35 anni, 100.000 a 40 anni. Uno sviluppatore con 14 anni di carriera ovviamente prenderà più che un team leader che per qualche ragione è diventato team leader a 30, con 4 o 5 anni di carriera. Questa semplice constatazione matematica non va giù a chi vuole diventare team leader. Sempre perchè “ma hai più responsabilità“, che è sbagliato, perchè non ne hai di più, ne hai differenti.
Tanto è vero che, siccome non tutti hanno le qualità per fare i team leader (ragazzi, si passa molto tempo a parlare, e c’è chi ti logora al punto che arrivo spesso sull’orlo delle minacce), alcune aziende, per permettere comunque di avere quella promozione che la gente anela senza dover rinunciare agli esperti e senza doverli vedere accanirsi per un ruolo (team leader) dove farebbero schifo, si sono inventati i principal engineer, che è come dire che ci sono ingegneri junior, mid level, senior e “cazzo io sono veterano e so tutto“. E ora come la mettiamo? Perchè i principal engineer hanno lo stesso livello, nel senso dello stesso numero di progressioni di carriera, dei team leader. E le responsabilità? Sono le stesse? Sono di più? Sono di meno?

Quindi se anelate avere il ruolo di leader, o di manager, più che i soldi, dovreste domandarvi se vi piacerà il posto, perchè è un ruolo diverso. Bisogna parlare con la gente, bisogna avere empatia, bisogna non avere pregiudizi, bisogna saper fare il proprio lavoro, ma spesso si tratta di discutere per intere giornate, non vedere più tecnologia, scrivere interminabili documenti, o mail, o mettere a posto cose burocratiche (come compilare fogli ore, on call, richieste di rimborsi, questionari…) e aiutare l’azienda per quelle cose per cui serve una figura di riferimento. E non avete idea di quante volte si riparte da capo: c’è un nuovo progetto e tu devi spiegare come pensi vada fatto a chi ti spiega cosa fare. E quando lo hai convinto devi convincere chi gestisce altri team che faranno cose da cui dipendi. E poi l’architetto. E il tuo capo. E pensi che nessuno vorrà apportare delle modifiche? Perchè ogni modifica va ridiscussa con tutti. E se pensi che basti fare un meeting tutti assieme sei un illuso: anche io sono spesso occupato, e se metti nello stesso meeting 5 o più persone diventa una cagnara. E questo genera stress.

E credimi, tu che leggi: per uno scatto di salario forse non ne vale la pena, sai?

Perchè puoi pensare che prendere 500 sterline in più al mese sia figo, ma lo stress che ti porti dietro lo scarichi sulla vita privata. Ed è una quantità di stress che dipende da persona a persona. Se ti piace sviluppare e non ti piace molto discutere con la gente, domandati cosa stai facendo, perchè quando hai un salario non si torna facilmente indietro, e rischi di rimanere bloccato in un ruolo che ti porta solo stress. O che fai male.
Questa è la mia opinione. Poi ognuno è libero di fare come crede.
Stay tuned!

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App di incontri come gli antibiotici

Da sempre sono contrario alle app di incontri (ormai anche in italiano chiamate date app, cose tipo Tinder e giù di lì). Per diversi motivi. Oggi durante una discussione ne ho provati ad elencare alcuni, che reputo importanti, e che volevo condividere anche qui. Prima però una premessa: queste applicazioni hanno sempre avuto due prospettive, quella di chi vende il prodotto, per cui sono mirate a gente in carriera che ha poco tempo per la vita sociale, o gente timida che non riesce a trovare l’amore, o qualsiasi cosa possa sembrare positiva. Poi c’è la prospettiva dell’utenza, per cui si è arrivati velocemente a considerarle il miglior mezzo per avere sesso facile.

Ovviamente la prospettiva dell’utenza vince: se tutti usano una cosa in un modo, poco importa quale è il reale scopo per cui è stata creata, se la merce viene venduta sia il produttore che il consumatore sono felici. Qui entra però in gioco la parte naif dell’utenza, quelli cioè che pretendono (ma sia chiaro, anche una buona parte di loro finisce ad utilizzare l’app allo stesso modo) di usare le applicazioni “per cercare la fiamma gemella“. Era il 2008 quando Meetic (che qui in UK si chiama Match.com) annunciò di poter essere costretta a chiudere, e alla notizia un suo utente che conosco esclamò “eh sì, adesso toglietemi anche il fottere“.
Dunque niente di nuovo, Badoo è Tinder sono diventati i capisaldi degli incontri al fine di sesso. Dunque approcciarsi in maniera naif a queste applicazioni è ormai abbastanza obsoleto e incredibile. Ma poi ci sono quelli che ce la fanno, che trovano l’amore, e uno che ce la fa, anche se su un milione, giustifica gli altri 999.999 utenti, che per davvero o no, cercano la fiamma gemella.

Ma quali sono questi lati negativi delle app di incontri? Prima di tutto, la mancanza di contatto umano, che porta svantaggi sia negli utenti naif che nei predatori. Negli utenti naif il fatto che una persona ti contatti, ma che sia uno su un triliardo, dà quella sensazione che al primo difetto si possa mandare tutto in vacca. Uno non è bellissimo? Lo scarto. Uno è bello? Gli parlo. Poi scopro che gli piacciono i videogiochi? Allora lo scarto. E così via. Litigo su una cosa? Lo scarto. Alla fine anche gli utenti naif finiscono per perdersi in questa catena di montaggio di persone disponibili.
Il predatore, dall’altra parte, apprende. La mancanza di contatto umano gli dà una copertura dai fallimenti fisici di quando si mente o quando si fa qualcosa per esperienza. Dopo ogni errore, apprende una tipologia di ragazza per cosa ti può scartare, diventano sempre più esperti. Sia chiaro, anche nelle discoteche ci sono quelli esperti a rimorchiare, ed è ovvio che abbiano un vantaggio, ma è difficile coprire ogni segnale del proprio corpo, mentre è più facile seguire un copione in una serie di messaggi. E’ lo stesso concetto dei leoni da tastiera, o degli antibiotici: a furia di prendere gli antibiotici per ogni malessere, l’essere umano permette a batteri più resistenti di moltiplicarsi meglio, e produce generazioni sempre più resistenti di batteri. Così l’abuso delle app di incontri sta creando generazioni di esperti rimorchiatori a catena. E non serve nemmeno essere estroversi: sei dietro una tastiera, puoi essere chi vuoi.

L’altra cosa è che le app stanno generando mentalità, specialmente nelle nuove generazioni che ci sono cresciute dentro, abbastanza distorte. Ci sono statistiche che dicono che nelle relazioni il 72% dei partner maschi non si preoccupa di fare avere un orgasmo alla donna. Eppure ho dovuto litigare con una ragazza (più volte) per farle capire che se questa è la statistica nelle coppie, figurarsi quanti maschi su una app di incontri si prenderà la briga di rendere felice la partner. Si stanno creando generazioni di donne che reputeranno normale essere al secondo posto (come se tra l’altro già non fosse preoccupante questa mentalità, anche senza le app di incontri).
Eppure le app di incontri si usano ogni giorno di più, anche per via della pandemia. E spesso la ragione è una: “eh, ma come faccio a conoscere gente altrimenti?“. Che diciamocelo, durante la pandemia è anche una domanda lecita. Ma prima? E dopo? Se noi siamo qui, è perchè i nostri genitori si sono conosciuti senza app di incontri. Come han fatto?
Il punto è anche quello: se una persona si spinge fuori dalla comfort zone per venire al tuo tavolo, mentre sei in un pub, a conoscerti, forse è anche più facile che davvero ci tenga che non se ti ha swappato a destra su un’app, prima e dopo avere fatto lo stesso con almeno altre decine di ragazze.
Però le app sono più facili. Proprio perchè non ci devi mettere la faccia. Proprio perchè sai che chi è lì è in cerca. Proprio perchè le puoi usare in ogni momento.

Poi ovvio che se entrambe le parti, maschietto e femminuccia, vogliono solo del sesso mercenario, allora sono grandi abbastanza da poterlo cercare su una app. Solo che però dopo non dovrebbero lamentarsi dei casi umani che trovano, o del fatto che siano trattate come merce o qualsialsi altra cosa a cui si espongono volontariamente quando entrano in un territorio dove probabilmente ci sono persone più esperte di loro che stanno solo aspettando la nuova persona da predare.

Il tema è lungo. Ma ne ho scritto abbastanza, rimando altre osservazioni e opinioni ad un eventuale futuro post.
Stay tuned!

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Finalmente vaccinato!!!

Venerdì 26 Marzo! Questa è la data che per me segna un primo passo verso la svolta. Come la segnò il 12 Marzo 2020, più di un anno prima, quando arrivai in ufficio, una settimana dopo una conferenza, e lessi che tutti quelli che avevano partecipato anche solo un giorno, come me, alla conferenza, dovevano autoisolarsi, perchè erano stati trovati dei positivi qualche giorno dopo. In quella settimana avevamo avuto un mucchio di persone malate di “forti influenze”, ma io non avevo nulla, e comunque mi isolai per i restanti 5 giorni… ma la sera stessa del mio primo giorno, l’azienda ha mandato la mail con la richiesta di non presentarsi più al lavoro, e iniziava così il lavoro da casa forzato.
Da quel giorno sono passati 379 giorni (o più precisamente 545,976 minuti) prima che avessi il mio vaccino.

L’Inghilterra ha deciso di adottare una strategia diversa dagli altri paesi: coprire al più presto possibile tutti con la prima dose, e poi pensare alla seconda. Quando ho fatto il vaccino (spoiler: mi han fatto l’Astrazeneca) mi han detto che per la seconda dose dovevo aspettare 10-12 settimane. Questo è ovviamente molto di più delle 3 settimane suggerite dai produttori del vaccino, ma chiaramente, anche se è difficile sapere se la strategia finale sarà stata corretta (perchè ehy, potrei andare a fare la seconda dose e scoprire che gli anticorpi della prima sono andati, e dover rifare due dosi), al momento si vedono solo aspetti positivi. Primo tra tutti il calo dei casi di contaggio e morte. E quindi l’allentamento delle regole restrittive.

Venerdì sono andato al centro vaccini: tutto bene organizzato, poca fila, nonostante gli oltre 800.000 vaccinati al giorno. Ho aspettato veramente 5 minuti massimo, poi è toccato a me. Entro ed eravamo in un openspace giusto un pò protetto da una tendina su due lati. L’infermiera mi fa un pò di domande (allergie, fumatore, sintomi manifestati, se ero venuto in macchina…) e mi dice un pò di cose (effetti indesiderati che potrei riscontrare, come combatterli, quando tornare, chi chiamare…). Poi mi fa tirare fuori una spalla. Ero ancora in piedi. Mi chiede se volevo farla in piedi e non ho ancora risposto che QUELLA LAIDA CAGNA MI INFILA IL CAZZO DI AGO SECCO NELLA SPALLA CON TUTTA LA FORZA!!! E mi spinge il vaccino a tutta potenza nelle vene.

Ecco, Dio mio, se vi dicono che come effetto collaterale avrete male alla spalla, non è il vaccino, sono le cazzo di infermiere!!! Oggi entriamo nel quarto giorno e ho ancora il braccio indolenzito, ma mi ha fatto male dal primo secondo, cazzo. Comunque fatto il vaccino, ompro il paracetamolo. Esco. Torno a casa. Il male al braccio, dopo due o tre ore, passa (nel senso che passa il dolore fisso, come dicevo ho ancora male se alzo il braccio o lo tocco).
Tutto bene. Inizio a non sentirmi alla grande verso tarda sera (diciamo, dopo 9 ore dall’iniezione), un pò di senso di calore e intorpidimento. Misuro la temperatura: sta salendo, ma è ancora sotto i 37 gradi. Verso mezzanotte sale sopra i 37: decido di prendere il paracetamolo, e qui scopro la realtà: appena mi alzo e esco dal caldo salotto, anche se la cucina non sta al polo, mi prende un freddo mai sentito prima.

Le gambe tremano, forte, e la parte alta della coscia mi si tende dal freddo. Faccio fatica a spostarmi quei 2 o 3 minuti per prendere una pasticca, vuotarmi l’acqua in un bicchiere, mangiare qualcosa e inghiottira la pillola. Vado in camera da letto, prendo la coperta più pesante, mi mummifico e mi metto in sala ad aspettare che faccia effetto. Verso l’una vado a letto, febbre secca a 38 e rotti, prendo tutte le coperte di casa e le metto sul letto: anzi morto di caldo che non svegliarmi in preda ai tremori e dover cercare di coprirmi dopo. La strategia vince: sudo come un dannato, ma dormo quasi 5 ore e quando mi sveglio, anche se con la febbre, sto benino.
Il secondo giorno controllo la febbre con il paracetamolo: non va male. Mangio, e in genere quando sto male non lo faccio. Bevo molto. 3 pasticche di paracetamolo: una alle 7, una alle 13 e l’ultima a mezzanotte. La temperatura si abbassa ma nei momenti peggiori non va oltre i 37.6.

Giorno dopo fresco come una rosa: così fresco che decido di uscire, e forse lì è stato il mio errore: dopo due ore a camminare, forse anche per il vento e il freddo, mi risale la temperatura. Torno a casa: cena frugale, sessione D&D, paracetamolo, resto della serata tutto ok.
Insomma, alla fine sembra che un pò di febbre sia da accettare, ma sta andando tutto bene.
Vaccinatevi, gente!!! E stay tuned!

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Previsioni per Eurovision 2021

L’Italia ha terminato il festival di Sanremo da un paio di settimane, ed è stato uno spettacolo un pò terrificante tra Fiorello che faceva battute terribili, gente che intratteneva con tristezza, Amadeus che secondo me non è molto adatto, e le canzoni, alcune carine, altre insomma.
Alla fine hanno vinto i Maneskin (pronunciateli Moneskìn) che, come avevo detto nel post della prima serata, hanno portato una canzone che a un primo ascolto non ho reputato brutta e che pian piano, a furia di sentirla, mi si è fissata in testa tantissimo.
Vi lascio il video, quello che gira di più su internet e dove si vedono anche i violini, che piacciono al pubblico, ma io ho adorato di più l’ultima volta che hanno suonato dopo la vittoria, perchè la bassista diceva le parolacce e si sente lei che dice a Fiorello “No vabbeh“, e Fiorello la prende in giro.

Avendo vinto Sanremo, i Maneskin (parola danese che vuol dire “chiaro di luna” – la bassista è per metà danese) han potuto scegliere se partecipare all’Eurovision e hanno deciso di andare. Sul sito della competizione europea si può vedere la lista dei partecipanti (almeno, quelli già confermati) e su Spotify c’è una playlist per ascoltarne le canzoni.
La diretta associazione coi Maneskin è una banda finlandese: ad ora sono gli unici, tra i confermati, a portare un rock moderno. Quindi per la band Italiana i primi da battere sono proprio i Finlandesi, in modo che dopo sia più una decisione dettata dallo stile: far vincere o no il rock.

Girando su internet si trovano molti commenti all’Eurovision che danno delle nazionalità come favorite. Sembra che ad esempio, Cipro sia una delle favorite. Io ho sentito ieri le canzoni, non tutte, ma effettivamente avevo notato quella di Cirpo, è effettivamente una bella canzone. Ovviamente è molto più melodica di quella italiana.

Un’altra favorita è quella francese, che purtroppo si intitola “Voilà“, che è come se l’Italia portasse una canzone chiamata “Mamma mia, la pizza“. Ce ne sono altre che sono favorite, tipo l’Irlanda, e altre che piacciono a me, tipo la Slovenia con Ana Soklič che porta “Amen” (ebbene sì, ci sono due canzoni intitolate “Amen” all’Eurovision, anche l’Austria porta una canzone con quel titolo) o la Romania con Roxen che porta “Amnesia” (peccato che il testo della canzone sia un pò… particolare)

Un video che cerca di raccoglierle tutte (ma molte mancano) è il seguente.ù

Ultima nota per chiudere questo post: se andate sui siti di scommesse che accettano scommesse sull’Eurovision, la vincita peggiore (quindi la favorita per gli scommettitori) la si ha con Jeangu Macrooy che porta “Birth Of A New Age” che sinceramente non mi sembra nulla di che, magari viene favorita perchè è la canzone del paese ospitante, magari per il messaggio, ma mi sembrano tutte motivazioni deboli per una competizione di musica, perchè ci piace musica con un significato, ma questa non spicca così tanto rispetto gli altri.

Se poi vi volete fare due risate, guardatevi il video dei partecipanti Ukraini o di quelli Lituani. Voglio dire, quelli Ukraini sono una spanna avanti. Nel video con gli spezzoni di tutti ne ho visti un altro paio che promettono male, forse anche la Germania, ma questi due per me vincono gli ultimi posti.

La competizione è in 3 serate dal 18 al 22 Maggio. Che vincano i migliori, e speriamo siano i Maneskin.
Stay tuned!!!

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Prima serata di Sanremo 2021

PREMESSA: io odio Sanremo! Un tempo lo adoravo, ma è dal 1995 che non lo vedo più. Sì, ho passato anche il festival dei raccomandati, quello del 1989 che è tanto famoso perchè i conduttori erano tutti “figli di…” (e non una mignotta eh) e fecero uno spettacolo scadente e scabroso

Ma quando il tuo unico modo per avere intrattenimento dal vivo è vedere degli streamer, devi adattarti a quello che trasmettono. L’avevo già detto nello scorso post. E quindi ho dovuto scegliere tra contenuti normali e ripetitivi o tra Sanremo, e ho deciso di ridare una possibilità al festival.
E babbeh, ci son stati alti e bassi, cercherò di ripercorrerlo usando i miei tweet.

Partono i giovani: il primo, Gaudiano, è il classico ragazzetto da Sanremo. Canzone normale, abbigliamento da bravo ragazzo. Seguono una certa Elena Faggi, bella voce, discutibile vestito, canzone noiosa, e Avincola, un misto tra un Elio e le storie tese giovane e Checco Zalone, con un pallone sotto il braccio (ma a cosa serviva?). Questi ultimi due verranno eliminati subito. Ultimo Folcast, anche lui aspetto da bravo ragazzo, passa assieme a Gaudiano nonostante la canzone fosse uno stupro al concetto di rima, di cui ha abusato.

Uno stacchetto terrificante di Fiorello, Diodato che torna sul palco per regalarci una stecca paurosa, e poi via a sentire Arisa che canta Gigi D’Alessio: canzone caruccia, poteva essere il motivetto di Sanremo contando che si intitolava “potevi fare di più“, ma niente da strapparmi gli occhi. Poi arriva la “valletta” Matilda De Angelis, volto simpatico, vestita come se avesse capito che doveva lavorare in smart working (battuta fregata a Spinoza), ed è il turno di Colapesce e Dimartino con una canzone in cui uno non si sentiva tanto cantava piano, e l’altro steccava di brutto a rafica. Per rallegrare la canzone ad un certo punto è arrivata una gnocca a ballare sui pattini.

Il valletto è Zlatan Ibrahimović. Mi domando perchè. Ma poi la parte che fa? Cioè, davvero, è venuto a fare la parte del figo così, dal nulla??? Qui mi parte la tristezza ma cerco di sopportarla.

E poi arriva Aiello: non mi son scritto come era la canzone, ma mi son lasciato degli appunti su come cantasse come una persona che sta avendo un ictus. La musica sembrava registrata su musicassetta, qualità dell’esecuzione pessima.
A risollevare un pò la depressione, arriva l’infermiera divenuta famosa per una foto virale che la ritraeva con i segni della mascherina dopo millemila ore di lavoro senza toglierla. Il suo discorso piace anche quando è banale, e ci ricorda che tra pochi mesi, quando ci saremo lasciati tutti alle spalle, saremo di nuovo a votare un coglione che ci dà 80 euro per fregarci i finanziamenti a scuola e salute.

Poi arrivano Fedez e Francesca Michielin. Canzone caruccia, Fedez piange, tutto nella norma, direi. E dopo Fedez non poteva che esserci il VERO trash: Loredana Berte che fa un medley delle sue canzone e poi canta la sua nuova canzone e viene sgamata 4 o 5 volte a cantare in Playback.
Ma non è solo questo a rendere trash la sua presenza: i vestiti, quella sua parvenza da trans navigato, oh cielo quanto trash tutto in una persona. Mer(d)aviglioso!!!
A seguire la scia della Bertè non poteva che esserci Max Gazzè vestito da Gandalf (o da Albus Silente, dipende da cosa vi piace di più). La canzone è carina, ma una canzone alla Max Gazzè che non vincerà mai il festival.
Molte più probabilità, se si stesse parlando di un festival centrato sulla meritocrazia, le avrebbe Noemi: lei splendida, la canzone carina, bella interpretazione.
A spazzare via un pò di serietà riportata sul palco da Noemi, rientra a gamba tesa Fiorello con un monologo sulle dita dei piedi e sull’onfalo.

Per riportare i livelli in alto ci vuole Achille Lauro, peccato che sia venuto a Sanremo vestito un pò sobrio, e dopo Madame con una canzone carina.
Quando finalmente pensi che il livello si stia rialzando, parte il cringe più totale con un monologo sui baci e con Amadeus che si deve limonare una mano. Lì speri che la vita termini presto, perchè senti tutta la durezza del creato.
Arrivano i Maneskin: gruppo con uno stile non adatto ai miei gusti, ma la canzone non mi è dispiaciuta. Ghemon e Coma Cose sono un pochino sottotono, soprattutto i Coma Cose con la cantante assolutamente inespressiva. Invece li segue una Annalisa la cui canzone era nella media, ma ha vinto la mia attenzione con un acuto formidabile.

Rientra in scena Diodato, una bestemmia più che un cantante. E poi, a chiudere la serata Renga (che a giudicare dai kg, anche lui ha passato il lockdown a preparare pizze) con una canzone che ricordo poco, ma ricordo che la cantava con così tanto sforzo che sembrava stesse per esplodergli una vena, e Fasma, che ci ha voluto lasciare un ingavettamento sulla parte rap proprio alla fine della performance.

Vedremo come continuerà (anche se forse stasera vedrò la caserma). Stay tuned!!!

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La Pupa e il Secchione 2021

In questi periodi dove, in Inghilterra, ancora non si può incontrare nessuno, mi dedico molto ad attività secondarie, tipo comprare case, sfornare focacce e pizze (una dieta equilibrata) e vedere streamer. Gli streamer mi danno un pò quel senso di chiaccherata tra amici che manca (ok ok, le videochiamate, i messaggi, ma col tempo anche l’interazione vera va un pò a farsi fottere se il meglio che ti succede da un anno a questa parte è lavorare).

Viene da sè che vedere uno streamer giocare non fa per me, a meno che non si parli di giochini pilotati da una conversazione tipo Among Us o Gartic Phone. Inoltre anche nelle live in cui si chiacchera, alcuni streamer vanno o troppo sul personale, o troppo sul mondo stesso della loro piattaforma (in genere Twitch), mondo che non conosco. Ho quindi iniziato a sostenere (col mio abbonamento mensile gratuito dato dal Prime di Amazon) la streamer CiaoMia, e sono finito a vedere cose di cui prima mi sarei vergognato come La Pupa e il secchione o La caserma o Il Collegio.
E proprio de La pupa e il secchione che è finito la scorsa settimana, vi voglio parlare.

Molti han dimenticato che La pupa e il secchione ha origini “ancestrali“: la prima versione è datata 2006 (copiata da un format americano, Beauty and the Geek), non aveva il “viceversa“, era un esperimento sociale non solo per i concorrenti, ma anche per il conduttore di allora, Enrico Papi, il cui esperimento consisteva nel vedere se un conduttore di merda poteva condurre una trasmissione di merda e non farla chiudere per carenza di pubblico (lo stesso esperimento con Sgarbi aveva dato un esito scientificamente più plausibile). Il tema de La pupa e il secchione è semplice: metti assieme una persona bellissima ma culturalmente al pari di un babbuino con un imbranato che ha passato la maggior parte della sua vita immerso nella cultura, fai fare loro prove a caso, li fai vivere assieme e guardi cosa succede. Per quanto il format sembri inutile come la merda su un ghiacciaio, a salvare la prima serie di questo programma furono due cose: la Gialappas Band con Mai dire reality (vado a memoria) e Monti, un concorrente che era un mix perfetto per diventare un meme vivente.

Di quell’edizione rimangono pochi frammenti qui e là, vi consiglio di seguire questo link per avere un’idea, mentre vi lascio il seguente tweet perchè l’unica cosa condivisibile che ho trovato.

Erano altri tempi. La Pupa e il secchione era in un’era dove il politically correct non ci rompeva i coglioni (ora han dovuto mettere il e viceversa per par condicio, perchè anche le donne possono essere secchione), dove i vincitori portavano a casa un montepremi (200.000 euro o 1.8Kg di gettoni d’oro), e ammetto che vincere la lotta al femminismo avendo anche donne secchione però mandarle in un programma che è a livello di schiavismo, 6 settimane di programma per 20.000 euro, 10.000 a testa, sarebbero pochi anche se fossero stati 6 giorni di gioco: se fosse durato 6 giorni e contassimo solo 12 ore di riprese, sarebbero 138 euro a testa all’ora. Se sono stati lì davvero 6 settimane diventa 19 euro all’ora. Solo i vincitori. A RACCOGLIERE POMODORI!!! Ok, ok, la visibilità, le comparsate… ma quanti soldi ci ha fatto la rete?

Comunque, quello su cui volevo soffermarmi è: cosa ci vuole insegnare questo reality? Beh, nelle prime serie c’era di sicuro una componente di bullismo nei confronti sia delle pupe, ignoranti come la merda, sia dei secchioni, goffi da far pietà. Dentro a volte c’erano dei “fake secchioni“, personaggi che avevano una cultura media, ma erano un pò più piacenti, e finivano per accoppiarsi. In questa edizione c’è stato Guidi e Stephanie: non si sono accoppiati ma stavano assieme dopo 10 minuti della prima puntata. Lui fake secchione, lei fake pupa. Sicuramente nelle due ultime edizioni, quelle a budget da schiavismo, lo spettacolo era più corretto, niente bullismo, solo competizioni e pari opportunità. A salvare lo show, almeno in questa stagione, è stata la personalità di alcune persone, come Miryea, ignorante come una capra (a parte nella prova finale) che viveva in un mondo suo (è la bionda del video seguente)

Tra l’altro, mentre cercavo Miryea, youtube mi ha suggerito questo video che potrebbe essere lei, e ve lo voglio condividere:

La parte invece più profonda del programma è l’attaccamento che si crea tra persone, con stili di vita anche estremamente differenti, quando li costringi a vivere assieme e a condividere gli stessi spazi per un periodo di tempo abbastanza prolungato.
Ho sperimentato questo anche sul mio corpo: nel 2007 sono andato per due settimane a un corso di dottorato a Bertinoro, vicino Forlì, ed è successo di tutto (non solo a me): si sono instaurati rapporti forti, addirittura storie di anni si sono incrinate, spezzate, si sono create coppie che han portato a famiglie, è successo la qualunque. Noi non avevamo le telecamere, ma loro avevano 6 settimane.

Ovviamente c’è stato un pò di show: il concorrente De Santis (secchione) che fa la serenata alla concorrente Orazi (secchiona), il pupo Manuel che fa cose con Miryea, ma anche cose positive, come la Orazi che, entrata timida e riservata come la merda, finisce a togliersi il reggiseno durante una prova, o la crescita del pupo Gianluca sempre con la Orazi, o l’attaccamento di Miryea al suo secchione, che viene fuori soprattutto all’ultima puntata.

Insomma, come giudizio finale la trasmissione rimane una merda, ma vederla commentata in live e poter interagire con la streamer rende la cosa più accettabile. Manca il commento della Gialappas, quello sarebbe stato il top, ma i legami umani rimangono comunque una cosa bella da vedersi… soprattutto di questi tempi.
Stay tuned!

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Elon Musk e i Dogecoin

Il fatto che tu non conosca il valore di una cosa, non significa che questa non ne abbia

— Pellio Eburno

Tra gli informatici o coloro che lavorano nell’IT o che hanno a che fare con la tecnologia, le cryptomonete (cryptocurrency) sono famose. Spiegarle a tutti non è per nulla facile. Tutto gira intorno ad un paradigma informatico chiamato Blockchain. Se dovessi dare una definizione che spazza via ogni dettaglio e chiarisce il funzionamento, ma ovviamente è ad altissimo livello e quindi impreciso, la Blockchain è un modello distribuito di verifica di una transazione per mezzo di entità di fiducia (centralizzate o distribuite). Difficile essere più compatto nel definire la Blockchain, facile essere più preciso, ma ad ogni passo si complica di molto la spiegazione.

Per capire bene cosa è (e lungi da me cercare di spiegarlo nei dettagli, anche perchè non sono sicuro che sarei capace) bisogna avere conoscenze di criptografia, di funzioni informatiche quale l’hash, e di trasmissione di dati, e quali sono le sfide più toste e le caratteristiche che deve avere una comunicazione sicura.
Meglio fare un esempio: la persona A vuole mandare a B un messaggio. Con la crittografia riusciamo a garantire che il messaggio da A a B non sia modificato (ed eventualmente, se la chiave di crittografia non è pubblica, che il messaggio non possa essere decifrato da altri oltre a B). Ora però vogliamo anche che una o più entità confermino la validità del mio messaggio e lo rendano unico e immutabile. Qui entra in gioco la Blockchain: la transazione entra in un gruppo di transazioni, chiamate blocco, questa viene mandata a tutte le autorità considerate di fiducia, che convalidano tutto il blocco e lo salvano, quindi questa è ritenuta valida e arriva a B. Il fatto che si usi la crittografia garantisce che sia solo A ad avere mandato il messaggio, il fatto che venga salvato da tutte le entità fa sì che la transazione sia accessibile da tutti, e dunque sia disponibile e verificata da tutti. Mi spiace, non so rendere l’argomento più fruibile a tutti.

Ora, se avete capito almeno un pochino le basi, viene da sè che ogni blockchain può generare una sua monetizzazione, nel senso che nei dati distribuiti si può avere una sorta di conto corrente che, essendo distribuito e verificato, ha una tracciabilità pazzesca e una sicurezza impareggiabile. In pratica, ogni volta che viene creata una blockchain si può creare una criptomoneta associata. O più di una, infatti, visto che alla fine si tratta pur sempre di verifica e salvataggio dati. Infatti ci sono semplici tutorial (anche basati su Litecoin o su TRON) per crearsi la propria criptomoneta. Detto questo, passiamo ai dati monetari.

Bitcoin è stata la prima criptomoneta, era una ricompensa per i miner (no dai, non vi sto a spiegare il ruolo dei miner, ma sono fondamentali per permettere a blockchain di funzionare) che tendevano a essere ricompensati sempre meno man mano che il tempo passava. Satoshi Nakamoto è stato il primo “inventore” dei bitcoin, ma questo è un nome di fantasia dietro il quale si è nascosto il vero inventore della criptovaluta. Quindi, per farla breve, un tempo i bitcoin non avevano valore reale e venivano regalati. Inoltre, essendo una tecnologia nuova, non era regolamentata, quindi gli account delle criptovalute, che di fatto sono le chiavi di criptazione dei messaggi (da qui il problema che se perdete la chiave del vostro portafoglio virtuale, avete perso il portafoglio per sempre), sono del tutto anonimi. Questo ha creato un certo interesse, soprattutto perchè quando si è iniziato ad associare un valore alle criptomonete, si è subito capito che aveva la massima tracciabilità delle transazione ma senza avere la vera identità del proprietario, apriva una serie infinita di utilizzi, anche malavitosi.
Infatti quale metodo migliore per ripulire il denaro se non metterlo in un conto corrente anonimo? E supersicuro, tra l’altro. E’ stata l’esplosione di Bitcoin: una moneta che è passata da venire regalata a costare, al prezzo attuale, 34.706£ il pezzo. Per capirci, se quando ho scoperto dell’esistenza dei bitcoin avessi investito 100 euro per comprarli, ora avrei sui 60 milioni di euro.

I bitcoin sono praticamente in costante aumento: nell’ultimo anno il loro valore è cresciuto del 334,22%. Ma ora non sono le uniche criptovalute, visto che è così facile crearne (come detto, basta mettere in piedi una blockchain per averne infinite nuove). E dallo scorso novembre ad oggi i valori di quasi tutte le criptovalute è aumentato schifosamente.

Come potete vedere dall’immagine sopra, l’ultima criptovaluta però è stata quella con la crescita più verticale. Questo perchè il Dogecoin ha avuto una fortissima spinta data dalle dichiarazioni di Elon Musk che ha supportato la criptomoneta in diverse occasioni, soprattutto su Twitter. Elon ha detto che vuole investire su quella moneta, che ne ha già comprate e non fa mistero del fatto che ne comprerebbe altre.

Ma cosa hanno di diverso i Dogecoin? Originariamente (nel 2013) creati per divertimento da due software engineer della IBM, I Dogecoin sono una criptovaluta istantanea, divertente e fuori dalla tassazione delle banche, come tutte le altre, ma che usa Doge (un cane famoso per essere protagonista di molti meme) come mascotte ed è usata in generale per fare donazioni a creatori di contenuti.
Come potete vedere dal grafico i Dogecoin hanno avuto una impennata recentemente ma ce ne sono state altre in passato, e i dogecoin sono stati usati per vendere case, o per altre cose come l’industria del porno e delle scommesse online.

Ovvio che se i Dogecoin arrivassero al porno, non ce ne sarebbe più per nessuna altra criptovaluta, come per ogni altra cosa che ha vinto nel mondo del porno nel passato (come le VHS).
Insomma, investite in Dogecoin!!! E stay tuned!

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Perchè si stravolgono le regole della cucina italiana

Si considera che la cucina italiana sia la migliore al mondo. In europa generalmente questa viene paragonata a quella Francese, e ovviamente, siccome i Francesi sono nazionalisti e pensano che tutto ciò che fanno sia meglio, loro si considerano i primi (anche sui vini). Io ho vissuto in Francia, la mia personale idea è che la cucina francese abbia molte varianti e sia sì interessante, sotto qualche aspetto anche meglio di quella italiana (il pane, per quanto li possiamo prendere in giro, è buonissimo), ma spesso si riduca a fare una buona base per poi coprire tutto con salsine complicate che se le metti su un’aragosta o su una banana fritta ti darebbero lo stesso gusto.

Ma io sono italiano, quindi potrei essere di parte. Allora ho cercato su internet e ci sono parecchi sondaggi che sono stati fatti su questo argomento. Ve ne cito uno:

Come potete vedere in Giappone la cucina giapponese prende 94 e quella italiana 85 (quella cinese, in parte simile, 88, quella francese 68…), in Cina la cucina cinese prende 95, ma l’italiana prende 59 e la giapponese prende 54 (buffo che la francese prenda 63). In Italia la cucina italiana prende 99, la spagnola 87, la messicana 77 e la francese (60) viene dopo la giapponese e la cinese (entrambe a 62). Anche per i francesi dopo la loro (97) la migliore è l’italiana (93) e la spagnola (87).

Quindi è inutile, la cucina italiana è la più famosa e quindi la potete trovare ovunque. La nostra cucina però ha delle regole, a volte anche di difficile comprensione, tipo “mai formaggio col pesce” (che talvolta pure gli italiani ignorano) oppure inorridiamo per la pizza con l’ananas o ci incaziamo per la panna nella carbonara. A tal proposito vi invito, su facebook, a Italians mad at food.
Ma la domanda è perchè questa cosa succede? Perchè la gente continua a prendere piatti italiani e a stravolgerli? Perchè si ignorano le più semplici basi della cucina italiana?

Io non sono un cuoco, ma discuto tutti i giorni con persone vicine al nostro paese, almeno culinariamente: inglesi, francesi, rumeni, colombiani, scozzesi… e la cucina italiana è semplice e varia, quindi la pizza, come la pasta, la si può condire in genere come si vuole, e questo stuzzica la creatività della gente, che finisce per commettere errori di base ed essere convinta che alla fine tutto vada bene. Un giorno ero a Malta e stavo mangiando con una ragazza svedese, lei prese un piatto di pasta al ragù (lasciatemi dire, già la pasta era scotta, quindi non lo classificherei come una gran perdita, qualunque cosa avesse fatto) e di fronte ai miei occhi ci mise su il ketchup e, quando io mi stavo riprendendo dall’attacco di cuore, lei mi disse che in Svezia questo è normale, anzi, a volte si aggiunge anche un pò di marmellata.
A quanto pare non sono solo gli svedesi a mandare a puttane il ragù…

Questa ha messo i funghi e la maionese nel ragù. Ora, come giustamente dice Gino nel video, noi non riadattiamo i loro piatti, cerchiamo di rimanere fedeli al piano, alla ricetta. Ad esempio, lo shepherd’s pie o cottage pie è un pasticcio di carne ricoperto da una purea di patate. Comunemente, “cottage pie” si riferisce al manzo, mentre “shepherd’s pie” all’agnello. Pensate se voi chiedeste lo shepherd pie e vi portassero una bistecca di tonno. Sareste felici? Lo stesso vale per la carbonara di Ramsay: se io chiedessi una carbonara e mi portassero quella cosa che ha cucinato lui, la manderei indietro, semplicemente perchè non ho chiesto quella cosa lì.

L’idea di potere condire certi piatti con più libertà di altri (la pizza, la pasta…) è corretta, ma alcuni piatti hanno un nome (e no, la pasta Alfredo non esiste in Italia) e non ti puoi permettere di rivisitarli senza cambiar loro il nome, perchè se io chiedo una cosa con un nome mi aspetto una certa cosa, non quello che vuoi tu.
Inoltre bisogna capire che certi abbinamenti nella cucina (e soprattutto in quella italiana, forse anche per un problema di tradizioni) non sono accettabili: unireste la maionese con la nutella? Molti inglesi, soprattutto loro, sono estremisti dell’idea del “perchè non unire due gusti che mi piacciono” (nutella e mayonese, ananas e provola, more e salsa piccante…) con cui giustificano praticamente ogni obrobrio.
Io ricordo che un tempo ero solito prendere il gelato e mettere assieme cioccolato e limone, per lo stesso principio, fino a che un gelataio mi disse “non andrebbero mai mischiate le creme con il limone“. Io credo che qualsiasi italiano trovi questa affermazione forse un poco estremista, però è vera.

E’ il concetto alla base del non mettere i formaggi col pesce: è vero che ci sono formaggi più delicati (per esempio la mozzarella) e pesci meno delicati (per esempio lo stocafisso), ma il rischio è di mandare a puttane un piatto di pesce per cosa? Per soddisfare le vostre bocche probabilmente inadatte e ignoranti dal punto di vista culinario? E qui ritorniamo all’inizio: ma se siamo diventati la cucina più buona al mondo, ci sarà un motivo? Sentire un inglese, la cui cucina ha un voto medio di 50 e il cui voto in Uk è 91 alla pari con l’Italiana (anche loro si vergognano a mettersi prima degli italiani), e che son buoni a fare solo hamburger, fish and chips (pesce fritto e patatine fritte) e mappazzoni (come la citata shepherd pie), dire che la pizza all’ananas è buona perchè la pizza è buona e l’ananas è buono e pretendere di avere ragione, mi lascia sempre un pò turbato. Hanno 3 piatti tipici della loro cucina, e pretendono di prendere i nostri e di migliorarli.

E sia chiaro, non è un discorso di cultura o di protezionismo delle nostre ricette, è proprio un fatto di ignoranza culinaria: io sono cresciuto con mia madre che faceva pasta una volta al giorno, so come bollire l’acqua, come cuocere la pasta, come ottimizzarla per renderla perfetta. So come si fa il ragù, e come si insaporisce se cuoce 6 ore invece di mezz’ora. Ho passato tutta la giovinezza con questi concetti di base.
Loro mettono l’olio nell’acqua con cui cuocere la pasta, non la fanno bollire, fanno scuocere la pasta… quelli con cui parlo prendono i risotti già pronti e li scaldano col microonde. Ma lo capite quanto fa schifo un risotto scaldato col microonde??? E volete migliorare la pizza, anche se vi dico che sì, è vero, a volte i gusti salati (come il pomodoro e la pasta) e dolci (come l’ananas) stanno bene assieme, ma per quanto un pomodoro possa essere considerato frutta, una pizza col sugo non andrebbe mai fatta con della frutta, è una pizza, non una crostata, e voi mi volete ignorare perchè essendo che la pizza può essere condita come si vuole, allora la condiamo a cazzo e tutti muti?

E basta fare il cazzo che si vuole con la carbonara, SANTIDDIO!!! Quella di Ramsay può essere la migliore pasta del mondo, ma non ha nulla della carbonara!!! Chiamala PASTA RAMSAY, Dio bono!

Questo video è di un noto youtuber italiano che ha rifatto la pasta di Ramsay e l’ha trovata accettabile, ma assolutamente non classificabile come carbonara, ovviamente.
Io penso che noi abbiamo molta gente incapace di cucinare in Italia, ma credo che bisognerebbe avere l’esperienza delle proprie ricette prima di sentirsi creativi e modificare una ricetta che funziona (e che è famosa in tutto il mondo, come la carbonara). Quindi se un inglese vuole apportare delle modifiche creative a una ricetta, prenda una ricetta inglese: se io vado in un ristorante inglese e ordino qualcosa di tipico, posso anche ritrovarmi sul piatto qualcosa di originale, di “appena creato”, per me sarebbe originale anche se fosse fatto come da tradizione, e quindi sarebbe perfetto comunque.
Quando andai in Scozia (2008 mi sembra) provai gli haggis, che è un piatto scozzese a base di interiora. Mi fece schifo. Magari lo provai nel posto sbagliato, o magari la ricetta mi fa schifo davvero. Forse ci proverò di nuovo, ora che conosco autoctoni Scozzesi. Ma se quello fosse stato un haggis non da tradizione, come avrei potuto saperlo? Non sapevo nemmeno cosa stavo ordinando, a quel punto.

Buon piatto di pasta, o buona pizza a tutti!!! Stay tuned!

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